Laura Renesto
Abstract:
Spaces, Places, Solitude and Desire in Ciril Bergles: “I Find Myself Entangled Again” and “Romantic Desire”
This article examines two poems by the Slovenian poet Ciril Bergles, V nekaj se spet zapletem (“I Find Myself Entangled Again”, 1989) and Romantična želja (“Romantic Desire”, 2000), focusing on the relationship between space and the inner experience of the lyrical subject. Through a close reading of the texts and their Italian translations, the analysis shows how physical settings reflect psychological conditions, especially solitude and the desire for connection. In V nekaj se spet zapletem, spatial movement mirrors an inner journey. In Romantična želja, a static rural setting becomes the projection of an unfulfilled desire for companionship, transforming the house into a space of waiting and suspension. The analysis emphasizes how space functions not merely as a background but as an extension of the lyrical subject’s interiority. A contrast in lexical choices – such as abstract terms in the first poem or concrete imagery in the second – reinforces the distinction between reflective and projected dimensions. Ultimately, the article argues that Bergles’s poetry articulates an existential condition in which the relationship with others is deferred or unattainable, and where space becomes the primary medium through which this tension is expressed.
Ciril Bergles (1934-2013) è stato un poeta, insegnante e traduttore sloveno. Dopo la laurea in sloveno e inglese all’Università di Lubiana, lavora come insegnante di scuola secondaria. A differenza di molti altri autori sloveni, che iniziano a pubblicare negli anni della giovinezza, autopubblica la sua prima raccolta di poesie intitolata Na poti v tišino (“Sulla strada verso il silenzio”) nel 1984, a cinquant’anni.
Ha tradotto dallo spagnolo, dal portoghese e dall’inglese autori come Miguel de Unamuno, Konstantinos Kavafis, Rafael Alberti, Federico García Lorca e César Vallejo. Cura e collabora a varie antologie poetiche, tra cui raccolte di poesia slovena dell’emigrazione, poesia ispano-americana contemporanea, basca e spagnola.
Nella prima fase della sua produzione poetica emergono motivi destinati a svilupparsi maggiormente nelle opere successive: il mondo rurale, l’introspezione personale, l’erotismo, la riflessione sulla poesia e l’esperienza dell’emigrazione. Quest’ultimo tema, unitamente alla dimensione della metropoli americana, viene introdotto nelle sue opere conseguentemente ad un viaggio negli Stati Uniti nel 1982, che ispira la raccolta Ellis Island (1988). Nonostante questa esperienza, il poeta rimane profondamente legato alle proprie origini rurali, che continua a percepire come un rifugio dalla disumanizzazione della vita urbana.
Il tema dell’erotismo spicca in diverse raccolte, diventando via via sempre più esplicito. Ciò si collega a un conflitto interiore causato dall’omosessualità dell’autore, tenuta nascosta per il timore dei pregiudizi sociali e delle conseguenze lavorative e accettata apertamente solo dopo il pensionamento.
Un tema centrale della sua poesia è anche la religiosità: la raccolta Tvoja roka na mojem čelu (“La tua mano sulla mia fronte”, 2006) è tra i vertici della lirica religiosa slovena contemporanea. La lirica diventa strumento per superare la banalità quotidiana e indagare desiderio ed esistenza.
Il suo stile risente del modernismo dei poeti spagnoli da lui tradotti e si inserisce nella tradizione avviata negli anni Cinquanta da Jože Udovič (1912-1986, poeta, scrittore e traduttore sloveno).
Nel 2004 vince il premio Jenko per la raccolta poetica Moj dnevnik priča (“Il mio diario racconta”, 2004), dal quale sono state estratte le due poesie trattate in questo contributo. I componimenti della raccolta sono tutti datati (ma non disposti in ordine cronologico) dall’ottobre 1967 al giugno 2003. Sull’opera si è espressa Lucija Stepančič:
“[…] Una poetica autentica non può essere determinata soltanto dall’ammirazione per modelli irraggiungibili, per grandi figure del passato, per poeti, laureati e geni, ma anche – allo stesso modo, o persino di più – dal confronto con il materiale grezzo della quotidianità, della sterilità e della noia. […] Abbiamo davanti un bell’esempio di quanto possa essere poetica una ‘identificazione mancata’ […]. […] Ciril Bergles è, come si addice ad un poeta, sempre ‘diverso anche da se stesso’, forse in misura tale da sentirsi estraneo al mondo intero. […] Questo sentimento […] è più che compensato da una straordinaria capacità di meravigliarsi. […] è un invito a mondi fragili che nascono continuamente dalla lettura, dall’osservazione, dallo stupore, ma anche dall’oblio e dal trascorrere del tempo.” (Stepančič 2004: 995)
Di seguito, verranno tradotte e analizzate V nekaj se spet zapletem (“Mi smarrisco nuovamente in qualcosa”) e Romantična želja (“Desiderio romantico”), per evidenziare il ruolo chiave giocato dai luoghi e dagli spazi nell’espressione poetica di Bergles e osservare come questi dispositivi vengono impiegati.
L’ originale del testo tradotto si trova in: Ciril Bergles, Moj dnevnik priča, Center za slovensko književnost, Ljubljana, 2004. La riproduzione e la traduzione delle due poesie è stata autorizzata dalla casa editrice Center za slovensko književnost.

Mi smarrisco nuovamente in qualcosa
la domenica pomeriggio, in una caffetteria
semivuota aspetto una bevanda rinfrescante,
solo volti estranei, assorti in loro stessi
e in un silenzio che genera un’inspiegabile
angoscia.
Ho pensato di poter essere libero,
ma essere liberi significa accettare
la violenza della solitudine, della notte, della poesia,
essere senza compagnia, senza programmi,
senza desiderio per l’infinito,
essere consapevoli delle possibilità limitate.
Decido che non giocherò più
con i ricordi, né con quei viaggi
che sono così simili fra loro.
Tornando a casa attraverso il parco, noto
uno scoiattolo: come si diverte
nella sua libertà. La luce del lampione vicino
incontra i suoi piccoli occhietti.
Per abitudine saluto l’albero familiare,
sebbene questi siano brutti tempi per la tenerezza.
E l’albero viene con me e anche lo scoiattolo
viene con me. Poi, a casa, fra le gentili
ombre di un sole immaginario, comincio
un dialogo con loro che si trasforma in una poesia.
ottobre 1989

Desiderio romantico
Una casa di campagna con mobili vecchi e familiari,
da qualche parte sul Kurešček, da dove potremmo ammirare
la torbiera, ammirare le valli in distanza,
e qualche libro, solo qualcuno, e un quaderno
con pagine non ancora scritte, perché non si può sapere
quando si diventa vulnerabili. Aspetterei, amico,
il tuo arrivo, di mattina o di sera, quando vuoi,
così potrai vedere come questa terra sia unica,
così questo mondo ci può compiacere e potrà anche finire qui.
La tua presenza darebbe ad ogni cosa un significato
ancora più speciale. Ammireremmo il cielo azzurro con le panciute
nuvole. Passeggeremmo per i sentieri solitari
parlando delle cose di tutti i giorni, così
lo spegnersi della sera ci ricorderebbe come
ogni piccolezza può benissimo essere grande, se è sincera e gentile.
Luglio 2000

Nella prima poesia, il soggetto lirico (che in entrambi i componimenti è identificabile con l’autore) transita in diversi spazi, tracciando un percorso dove sono ben individuabili un inizio e una fine: l’interno di una caffetteria è il punto di partenza. Il poeta si ritrova così in un luogo che dovrebbe essere sociale, ma che invece assume tutte le caratteristiche di un non-luogo, in quanto non è possibile una connessione con gli altri individui presenti, dando così spazio all’isolamento, accompagnato da un’”inspiegabile tensione”. Nella strofa successiva l’autore riflette sulla libertà, che implica anche l’accettazione dell’essere soli. Si accentuano l’intensità emotiva che provoca la solitudine (“la violenza della solitudine, della notte, della poesia”) e la mancanza, tutto ciò che essa toglie, tramite la ripetizione di “senza”. La decisione di non giocare più con i ricordi può essere interpretata come il rifiuto di una reiterata riattualizzazione del passato, verosimilmente di natura sentimentale, e dunque una relazione con l’altro che si è dapprima realizzata e successivamente infranta.
Nel parco, il saluto all’albero e la riflessione sulla gentilezza possono essere interpretati come una resistenza simbolica nei confronti di un presente in cui l’esternalizzazione della propria sensibilità non è socialmente incoraggiata, né particolarmente accettata. Nella stessa strofa si accentua la libertà dello scoiattolo. L’albero e lo scoiattolo rimangono nella mente dell’autore fino a quando egli arriva a casa, dove crea con loro dialoghi immaginari che, infine, diventano poesia. Si delinea così una temporanea forma di pacificazione interiore.
Nella seconda poesia, Bergles ritrae un paesaggio idilliaco, con una casa immersa nella natura da dove poter ammirare la valle e le montagne. L’indicazione geografica è precisa: il Kurešček, un colle situato nella torbiera di Lubiana, nella Slovenia centrale. In questa casa antica e rurale, con solo l’essenziale (in questo caso del mobilio, alcuni libri e un quaderno vuoto), l’autore attende l’arrivo di un amico in modo da condividere insieme la bellezza del posto, per una possibile pienezza dell’esperienza vissuta e per un sentirsi infine appagati. La quasi perfezione di questo idillio viene turbata dal presagio dell’arrivo di momenti di debolezza e fragilità, e dal fatto che il tanto atteso arrivo dell’amico non sia stato annunciato, bensì si tratti solo di un desiderio del protagonista. Torna così il tema della solitudine, accompagnato dalla percezione dell’impossibilità di piena realizzazione esistenziale in assenza di una dimensione relazionale e condivisa dell’esperienza.
Sono sicuramente presenti dei punti di contatto fra i due componimenti, come la presenza della casa, che costituisce uno dei simboli più densi e stratificati, in quanto in esso convergono identità, memoria, protezione, desiderio e immaginazione. In V nekaj se spet zapletem essa è il luogo dove la poesia si conclude (e contemporaneamente dove nasce, dal dialogo con l’albero e lo scoiattolo) e che indica un posto in cui l’autore è in pace con se stesso e in cui le sue riflessioni danno luogo alla creazione poetica, mentre in Romantična želja la casa diventa luogo di attesa e di desiderio non realizzato; è comune anche la mancanza di una condivisione, l’impossibilità di realizzarla, e la relazione problematica con l’altro, che risulta mediata o differita.
Per quanto riguarda il lessico, semplice e quotidiano in entrambe le poesie, si osserva una differenza d’uso di nomi comuni concreti, più abbondanti in Romantična želja (casa, mobili, libri, ma anche torbiera, valli, cielo, nuvole), e nomi comuni astratti, preponderanti in V nekaj se spet zapletem (silenzio, angoscia, libertà, compagnia, tenerezza). Questa opposizione rafforza la distinzione tra una dimensione di proiezione del desiderio nella realtà circostante e una riflessiva.
In ultima analisi, paragonando le due poesie si nota che l’interiorità del poeta viene tradotta in luoghi: nel primo caso, il passaggio da un luogo all’altro si riflette con un percorso interiore del protagonista che porta all’accettazione o ad una razionalizzazione della solitudine e ad una dimensione riflessiva, mentre nel secondo caso la staticità di un desiderio non realizzato si trasforma in un luogo di attesa. Lo spazio ed i luoghi, quindi, non si configurano mai solamente come cornici dell’esperienza, bensì come dispositivi attraverso cui si manifesta una condizione esistenziale: la difficoltà o l’impossibilità di relazionarsi con l’altro.
Bibliografia:
Ciril Bergles, Moj dnevnik priča, Center za slovensko književnost, Ljubljana, 2004.
Lucija Stepančič, “Ciril Bergles: Moj dnevnik priča”, Sodobnost, Vol. 68, No. 7/8, 2004.
Sitografia:
“Ciril Bergles”, in Pranger: https://pranger.si/en/biografije/ciril-bergles/ (ultima consultazione: 01/04/2026).
“Kurešček”, in Wikipedia: https://sl.wikipedia.org/wiki/Kure%C5%A1%C4%8Dek (ultima consultazione: 21/04/2026).
“Ciril Bergles”, in Slovenska biografija: https://www.slovenska-biografija.si/oseba/sbi1017940/ (ultima consultazione: 07/05/2026).
Apparato iconografico:
Immagine 1: https://www.flickr.com/photos/axis/16210361723/
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