Jessica Alfieri
Arnold Zweig (1887-1968), nato a Glogau nella Slesia allora tedesca, è stato scrittore, saggista e intellettuale ebreo-tedesco tra lə più rilevanti del Novecento. Dopo l’esperienza diretta della Prima guerra mondiale, da cui nacquero opere centrali del pacifismo letterario tedesco, si affermò come voce critica verso il militarismo e i nazionalismi. Con l’ascesa del nazismo fu costretto all’esilio: visse in Palestina dal 1933 al 1948, esperienza che influenzò profondamente la sua produzione narrativa. Tra le opere più note figurano il ciclo romanzesco sulla Grande Guerra inaugurato da Il sergente Grischa (1927). Dopo il rientro in Germania Est, Zweig divenne una figura di primo piano nella vita culturale della DDR.
Il ritorno di Isaak de Vriendt (“De Vriendt kehrt heim”, 1932) nasce proprio dall’osservazione diretta della realtà palestinese degli anni Trenta e affronta tensioni destinate a segnare l’intero secolo. Il romanzo, pubblicato nel 2025 da L’Orma Editore nella traduzione di Eusebio Trabucchi, non offre soluzioni, ma mette in scena la complessità delle identità, delle fedi e delle aspirazioni politiche in conflitto.
Link al libro: https://www.lormaeditore.it/libro/9791254761250

La Gerusalemme descritta nel testo di Zweig non appare come sfondo neutro, bensì come un vero e proprio organismo attraversato da tensioni religiose, culturali e sociali. Le strade, i quartieri, i caffè, gli uffici amministrativi e i luoghi di culto compongono una geografia in cui la convivenza tra popoli diventa sempre più precaria. Si osserva una città in cui lingue e tradizioni coesistono senza fondersi, e si incontrano visioni del mondo che contribuiscono a costanti attriti.
In questo contesto, l’amministrazione britannica del Mandato emerge come presenza ambigua: si fa arbitro ufficiale, ma spesso è incapace di comprendere la profondità delle tensioni locali. Le scelte narrative di Zweig non optano per semplificazioni: l’autore, infatti, mostra quanto ogni scelta politica rischi di produrre nuove fratture.
Isaak de Vriendt, giurista e intellettuale ebreo di orientamento religioso, costituisce il fulcro del romanzo. La sua figura è ispirata alla controversa personalità storica di Jacob Israël de Haan e incarna una posizione scomoda: critica il sionismo politico dominante, ma resta profondamente legato alla tradizione ebraica. Questa dicotomia lo rende bersaglio di diffidenze trasversali.
La sua caratterizzazione evita la creazione del tipico eroe. Si delinea un individuo colto, ostinato, talvolta provocatorio, convinto che la dimensione spirituale dell’ebraismo non possa essere ridotta a progetto nazionale. Attorno a questa posizione ruotano incomprensioni, ostilità e minacce che alimentano la tensione narrativa.
Accanto a de Vriendt agisce L.B. Irmin, funzionario dei servizi britannici. La sua presenza introduce una dimensione investigativa che conferisce al romanzo ritmo e struttura. L’indagine sulle minacce rivolte a de Vriendt diventa occasione per esplorare reti di potere, rivalità politiche e conflitti interpersonali. Seguendo piste che lo portano tra ambienti religiosi, circoli politici e uffici del Mandato, Irmin si imbatte in alleanze fragili e risentimenti profondi, dove ogni testimonianza apre nuove ambiguità. Il dispositivo dell’intrigo non serve soltanto a creare suspense, ma funziona come lente per osservare una società attraversata da paure reciproche: il sospetto circola tra gruppi diversi e la violenza resta una possibilità sempre latente, pronta a emergere dalle tensioni collettive oltre che dalle ostilità individuali.

Uno dei nuclei più rilevanti del testo riguarda il rapporto tra fede religiosa e progetto politico. Zweig mette in scena visioni contrastanti dell’ebraismo: spirituale, culturale, nazionale. Nessuna posizione viene presentata come soluzione definitiva, evidenziando piuttosto di queste la difficoltà di conciliare aspirazioni collettive e pluralità interna. Allo stesso tempo, viene mostrato come anche la controparte araba viva tensioni analoghe tra tradizione, modernizzazione e difesa del territorio. Il romanzo non costruisce blocchi monolitici e lascia emergere tutte le differenze con ritmo naturale.
La politica, in Il ritorno di Isaak de Vriendt, non appare come spazio di ideali puri, ma piuttosto come un terreno in cui compromessi e fraintendimenti diventano palesi attraverso il mezzo della propaganda. Il pensiero dietro a questa rappresentazione è che le narrazioni nazionali, quando diventano assolute, rischiano di oscurare la complessità delle vite individuali. Al contempo, l’individuo non può nulla davanti al potere politico.
Zweig, scrivendo negli anni Trenta, anticipa dinamiche che la storia successiva avrebbe reso drammaticamente evidenti. Proprio questa capacità anticipatrice conferisce al romanzo una forte attualità.
La scrittura di Zweig unisce precisione realistica e profondità analitica. Gli ambienti, nella loro funzionalità, non fanno solo da sfondo: sono veri e propri personaggi. I dialoghi si inseriscono nei luoghi in cui avvengono senza sforzo e si fanno portatori di chiare posizioni ideologiche. L’attenzione è rivolta sia alla psicologia sia alla dimensione storica, nella misura in cui entrambi questi aspetti concorrono a caratterizzare ciascun personaggio. Chi legge viene invitato a sostare nelle contraddizioni piuttosto che cercare soluzioni rapide.
La ripubblicazione italiana nella collana Kreuzville Aleph de L’Orma consente di riscoprire un testo che dialoga con questioni ancora aperte: nazionalismo, convivenza, identità religiosa, ruolo delle potenze straniere nei conflitti locali, colonialismo. Non si tratta di trovare nel romanzo risposte immediate al presente, ma strumenti per interpretarne la complessità. L’opera può risultare impegnativa per via della tematica trattata, ma proprio questa ricchezza la rende significativa.
Il ritorno di Isaak de Vriendt di Arnold Zweig si impone come romanzo storico-politico di grande spessore. Attraverso una vicenda individuale, si illumina un passaggio cruciale della storia che gli Occidentali chiamano – complice una visione ancora colonialista – “Medio Oriente”.
“Guarda la Tua città Gerusalemme,
e guarda il volto del Tuo popolo devastato;
ne avrebbe compassione persino un animale.
Ma della Tua, di misericordia, chi ne sa niente?”
(p. 77)
Bibliografia:
Frederic, Ewen. Arnold Zweig: The Man and His Work. New York: The Vanguard Press, 1949.
Gudrun, Krämer. A History of Palestine: From the Ottoman Conquest to the Founding of the State of Israel. Princeton: Princeton University Press, 2008.
Richard, Dove. Writers in Exile: German Literature and the Experience of Exile 1933–1945. Amsterdam/New York: Rodopi, 2009.
Apparato iconografico:
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