Rincorrere parole nell’abisso del silenzio. “Campi ardenti“ di Reinhard Kaiser-Mühlecker

Viviana Santovito

Dopo la pubblicazione di Bracconieri, continua la saga della famiglia Fischer con il nuovo romanzo di Reinhard Kaiser-Mühlecker, Campi ardenti (“Brennende Felder”, 2024), edito in italiano da Carbonio Editore sempre nella traduzione di Alessandra Iadicicco. Al centro dell’azione è questa volta Luisa, “sorella” di Jakob, il protagonista dell’opera precedente. Se Bracconieri può essere interpretato come un’originale evoluzione del romanzo agrario di lingua tedesca, Campi ardenti mescola racconto di viaggio, cronaca nera e narrativa famigliare, quasi a voler accompagnare l’inquietudine dell’anima della sua protagonista, Luisa Fischer.

La seguente recensione dovrà ricollegarsi ad episodi ed avvenimenti legati al romanzo precedente. Al fine di evitare anticipazioni, si consiglia la lettura dopo aver terminato Bracconieri.

Link al libro: https://carbonioeditore.it/le-collane/cielo-stellato/campi-ardenti-reinhard-kaiser-muhlecker-2/


Il romanzo si apre in medias res, ad un funerale. Non è chiaro dove ci si ritrovi e chi siano i personaggi coinvolti. L’unico punto fermo sembra essere lei, Luisa, conosciuta nel romanzo precedente e letta attraverso gli occhi dell’odio di Jakob. Le credenziali provenienti da Bracconieri non sembrano le migliori. Luisa era stata descritta come una persona volubile, incostante, sempre in cerca di attenzioni maschili ed incapace di perseguire un progetto di vita. È l’opposto di Jakob ed è il contrario di ciò che ci si aspetterebbe provenire dall’ambiente rurale dell’Alta Austria, con la sua fissità e il legame profondo con la vita sempre uguale a sé stessa nello scorrere delle stagioni e nei rituali sociali di campagna. Si sapeva che Luisa avesse dei figli, sparsi da qualche parte in Nord Europa, si sapeva dei suoi soggiorni ad Amburgo e in Scandinavia, e si era intravisto un interesse non propriamente “ortodosso” da parte di suo padre, Bert, nei suoi confronti. Nelle pagine di Campi ardenti, ogni nodo viene al pettine.


Ciò che sembra una delle tante stranezze di Bert si scopre, in realtà, essere una passione amorosa reciproca. Si è vista l’improvvisa assenza del padre di famiglia nel finale di Bracconieri: quella fuga è stata, in realtà, spinta dall’attrazione provata da Bert, in Campi ardenti chiamato Bob, per Luisa, la quale non è sua figlia naturale, come già rivelato precedentemente. Bob si reca inaspettatamente ad Amburgo, dove vive Luisa, la quale, consapevole della verità, si era già dichiarata al suo patrigno anni addietro. Sembra il coronamento di un sogno perverso e malnato d’amore, una coppia felice nonostante le storture che inevitabilmente possono accompagnare un simile progetto di vita a due. Tuttavia, sebbene non legati dal codice genetico, l’inquietudine della “figlia” sembra derivare direttamente dal “padre”, il quale non riesce a stare fermo in un posto, seppur dinamico, come Amburgo. Il ritorno a casa e lo stabilirsi in una villa poco distante dal villaggio originario sono solo la punta dell’iceberg di un movimento magmatico interno ad entrambi. L’apparenza di una vita ripetitiva e placida nasconde, infatti, un’attività ben più losca ed adrenalinica, nella quale Bob è già coinvolto da tempo. Luisa, sempre in preda alla voglia di novità e di brivido, diventa la complice perfetta, ma qualcosa va storto. La tragedia irrompe nella vita dei Fischer e Bob paga le conseguenze delle proprie scelte con la sua vita.
Come un effetto domino, la morte di Bob scombussola l’esistenza di Luisa. Comincia un periodo di peregrinaggio in giro per l’Europa del Nord, senza una meta e senza uno scopo. Amburgo, Copenhagen, Göteborg diventano tappe di un viaggio senza capo né coda, alla ricerca di qualcosa che neanche Luisa riesce fino in fondo a comprendere. Forse è il bisogno di rivedere i suoi figli? Forse la speranza di raccattare attenzioni maschili ancora una volta? In ogni caso, sui treni che collegano la Scandinavia al continente comincia a sorgere, nella donna, un’idea, un progetto che Luisa, per una volta, dimostra di voler perseguire con costanza ed impegno: diventerà scrittrice! Ogni impressione, ogni panorama viene fissato nella sua memoria e poi su carta, entrando a far parte della composizione di un romanzo, di cui, però, non si intravede la conclusione.
La vicenda di Luisa sembra trovare un ennesimo punto di svolta nell’incontro con Ferdinand, un agricoltore proveniente dalla sua stessa zona. Nonostante sia la tragedia a farli conoscere, i due si avvicinano sempre più l’uno all’altra, fino a diventare una coppia e a cominciare una convivenza. Luisa può finalmente fermarsi e godere della pace tanto ricercata: ora ha un compagno affidabile ed affettuoso, un figliastro dolce e riservato di cui prendersi cura e tutto il tempo e le risorse di cui necessita per portare avanti il suo progetto di scrittura. Ma la calma non fa per lei. La sedentarietà della vita con Ferdinand fa da contraltare alla ricerca costante di Luisa di attenzioni, emozioni e brividi. Tutto cambia ai suoi occhi, la noia riesce a trasformare l’affetto in disgusto e la serenità famigliare in un concatenarsi di azioni riprovevoli, fino allo schianto finale.


Quello di Reinhard Kaiser-Mühlecker è il romanzo di una protagonista egocentrica ed egoriferita, dove tutto viene giudicato e soppesato in base alle attenzioni ricevute. Anche l’impresa letteraria di Luisa è da inquadrarsi in un tale paradigma: la donna non scrive né per vocazione, né, molto probabilmente, per talento, ma per dimostrare di potersi guadagnare la fama e l’ammirazione riservata ai grandi scrittori e ai casi editoriali. Interviste, eventi, flash fotografici sono il vero obiettivo di Luisa Fischer, la quale nel frattempo tampona la sua fame costante di attenzioni tramite l’erotismo nascosto di un amante e il bisogno di entrare in contatto con i suoi figli, Eric e Marie, lasciati da Luisa in balia dei loro rispettivi padri, due uomini descritti come problematici e narcisisti.
La ricerca costante di Luisa si rispecchia, dunque, nella rincorsa continua alle parole giuste, parole che però rimbombano nell’abisso di un mondo poco interessato al dinamismo e all’espressione dei sentimenti. Rilevante è, inoltre, la figura di Anton, il figlio preadolescente di Ferdinand. Taciturno, schivo e apparentemente inetto, Anton costituisce il catalizzatore perfetto della violenza repressa, quella stessa violenza che il lettore ha già incontrato in Bracconieri e che si sfoga sul più indifeso, ingenuo e fedele.
Continuando la saga famigliare dei Fischer, Reinhard Kaiser-Mühlecker esplora una psiche completamente all’opposto di quella di Jakob, al tempo stesso svelando retroscena riguardanti alcune vicende centrali del precedente romanzo e fornendo la versione dei fatti da un altro punto di vista. Più corposo di Bracconieri, Campi ardenti ne conserva lo stile asciutto e parco di dialoghi; ciò, unito al fatto che il punto focale è rivolto quasi esclusivamente su Luisa, fa sì che il romanzo risulti claustrofobico e più difficile da approcciare rispetto al suo predecessore. Alcune osservazioni sono però d’obbligo: la lentezza della narrazione, se è perfetta in un’ambientazione agreste quale quella di Bracconieri, non si sposa bene con l’apparente dinamismo ed i movimenti, fisici ed interiori, della protagonista. I colpi di scena, seppur realistici, non riescono a creare l’effetto suspense a causa dell’affastellamento degli accadimenti stessi. A tal proposito, bisogna notare che alcuni avvenimenti verso il finale del testo rimangono inoltre inesplicati, lasciando il lettore interdetto e dubbioso.
In definitiva, Campi ardenti risulta un romanzo di più difficile lettura, sia per la trama che per lo stile di scrittura. Il virtuosismo riconoscibile in alcuni passi non riesce sempre nell’intento di accendere l’entusiasmo nei confronti di una storia nella quale il lettore ha difficoltà ad immedesimarsi. In conclusione, pur non essendo il romanzo migliore di Reinhard Kaiser-Mühlecker, è giusto riconoscere allo scrittore il merito di aver proseguito lo scavo interiore dei membri della famiglia Fischer, con l’augurio di concepire, con la prossima fatica letteraria, un’opera che riesca ad emozionare e far riflettere i lettori al pari dei suoi più grandi successi.

 

Apparato iconografico:
Immagine 2 e di copertina: https://de.wikipedia.org/wiki/Datei:Reinhard_Kaiser-M%C3%BChlecker_auf_dem_Erlanger_Poetenfest_2016.jpg

Immagine 3: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/d/d4/RK_1009_9908_Alster.jpg/330px-RK_1009_9908_Alster.jpg