“Di fronte al fuoco”: storie del passato, specchio del presente

Marianna Di Labbio

Oleksii Nikitin torna nelle librerie italiane con il suo ultimo romanzo, Di fronte al fuoco (“Ot lica ognja”, 2023), pubblicato nel 2025 da Voland all’interno della collana dedicata agli autori slavi Sírin. Tradotto da Laura Pagliara, già traduttrice dei precedenti romanzi dell’autore editi in Italia, Istemi (Voland, 2013) e Victory Park (Voland, 2019), il romanzo racconta la vicenda del pugile ucraino d’origine ebraica Il’ja Goldinov e della sua famiglia ai tempi del secondo confitto mondiale.

Tutti i nomi dei personaggi sono stati riportati secondo la dizione russa, così come appaiono nel romanzo. Il nome dell’autore, delle città o degli eventi storici inclusi nella recensione sono invece fedeli alla dizione ucraina.

Link al libro: https://www.voland.it/libro/9788862436106


Con Di fronte al fuoco lo scrittore ucraino di lingua russa continua l’esplorazione del passato nazionale già iniziata nei romanzi precedenti, ma con quest’ultimo lavoro espande il suo orizzonte temporale e geografico. Se finora Nikitin si era concentrato su vicende ambientate a Kyiv negli ultimi anni dell’era sovietica, ora il suo sguardo si rivolge a un passato meno recente e si estende quasi all’intera Ucraina, oltrepassando i confini nazionali fino agli Urali. Il libro è ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale e racconta, attraverso una struttura temporale che si contrae e si dilata, gli anni precedenti al conflitto, i terribili mesi di battaglie e devastazione, fino al periodo immediatamente successivo alla guerra, abbracciando quasi un decennio di storia, dal 1938 al 1946. La vicenda prende avvio e si conclude nella capitale Kyiv, ma gli eventi toccano gran parte dell’Ucraina orientale, teatro degli scontri tra l’Armato Rossa e la Wehrmacht: da Kyiv a Poltava, passando per Kremenčuk, fino alla regione di Charkiv e al Donbas, per poi tornare alla capitale. La narrazione segue in contemporanea anche gli spostamenti della famiglia di Il’ja, costretta ad abbandonare la propria casa in città per fuggire alla guerra e rifugiarsi, non senza difficoltà, nella regione di Molotov (attuale Per’m), agli estremi confini orientali della Russia europea.

L’ampiezza dello sguardo geografico di Di fronte al fuoco permette all’autore di rappresentare la grande complessità dell’identità culturale ucraina. Superati i confini della capitale, trovano spazio nel romanzo anche i villaggi di campagna e chi li abita, offrendo al pubblico un mosaico di lingue e di tradizioni che, oggi più che mai, ricorda che la cultura di un popolo e di un territorio non è altro che l’eredità di tutte le culture che quel territorio l’hanno attraversato nei secoli, trasformandolo. Come afferma uno dei personaggi che Goldinov incontra durante la guerra nella foresta di Tahanča, nella regione di Kyiv: Qui erano tutti mescolati […] polacchi, tatari, russi ed ebrei, ucraini, moldavi. Questa è l’Ucraina: questo è il nostro popolo e la nostra cultura; è tutto mescolato e fuso insieme, non si può dividere (p. 174). Questa mescolanza è parte costitutiva dall’identità stessa del protagonista: nato a Kyiv da una famiglia ebraica, in cui la madre Gitl rappresenta la cultura giudaica nella sua veste più tradizionale, sposa Feliksa, una donna ucraina originaria del villaggio di Kožanka e appartenente a una famiglia stundista, minoranza religiosa di matrice protestante diffusasi sul territorio ucraino per influenza tedesca a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. I due, entrambi atleti ed esponenti della cultura sovietica in cui sono cresciti, hanno una figlia che chiamano Bat-Ami, abbreviato in Tami. Il nome, di origine ebraica e suggerito non a caso da Gitl, significa “figlia del popolo”, ma nel romanzo si fa spazio una domanda che sorge quasi spontanea: di quale popolo esattamente? Nonostante la risposta approssimativa e ironica che Il’ja fornisce a Feliksa, attribuendo al popolo sovietico la paternità identitaria della piccola Tami, il dubbio accompagna chi legge per tutto il romanzo. Una domanda che trova risposta solo in quella mescolanza costitutiva dell’identità nazionale. Non può essere un caso, infatti, che il titolo dell’edizione ucraina del romanzo, a differenza di quella in lingua russa e delle traduzioni, sia proprio Bat-Ami. Al contrario, il titolo Di fronte al fuoco sposta l’attenzione dalla piccola protagonista, che alla fine della storia diventa simbolo di speranza nel futuro, al ruolo che la provvidenza gioca nella vita degli individui. Il titolo infatti è una citazione del Salmo 68, saggiamente aggiunto in epigrafe dall’editore italiano, in cui la fragilità del male dinanzi la potenza del divino si manifesta come cera che fonde “di fronte al fuoco”.

La ricchezza culturale derivante da ciò che “è tutto mescolato e fuso insieme” si esprime nel romanzo sotto vari aspetti, soprattutto linguistici. Ogni personaggio usa il proprio idioletto, preservato con sapienza anche in traduzione per restituire una grande varietà linguistica, senza rinunciare all’ausilio di elementi paratestuali come l’utilissimo glossario finale. Nikitin dimostra di essere un abile maestro della lingua, alternando la diversità delle voci dei personaggi a una vasta molteplicità di voci narranti e punti di vista, dando vita a un racconto avvincente e mai banale. Ai resoconti puntuali delle operazioni militari al fronte si contrappongono i racconti popolari dei villaggi, alle memorie della prigionia nel lager nazista si alternano i toni burocratici delle documentazioni ufficiali e quelli più lirici delle descrizioni naturalistiche, che offrono lo spunto per ricordare la migliore tradizione letteraria nazionale: Questi sono i luoghi di Ševčenko. Il cuore dell’Ucraina. E la notte è come nel poema “Keteryna”: ‘Bubulano i gufi, dorme la foresta, le stelle brillano sopra il sentiero, e tra gli amaranti, i citelli saltellano.’” (p. 168)


Il romanzo ruota intorno a vicende realmente accadute e a personaggi realmente esistiti. Il protagonista, Il’ja Goldinov (1919-1942), è stato un celebre pugile ebreo originario di Kyiv che, all’indomani dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, si unì ai partigiani per poi arruolarsi nell’esercito regolare, cadere prigioniero dei tedeschi, essere liberato e infine scomparire misteriosamente durante una missione segreta nella capitale occupata dai nazisti. Di fronte al fuoco è il risultato di un’attenta ricerca volta a ricostruire i dettagli di una vicenda rimasta a lungo avvolta dal mistero. Come ha dichiarato lo stesso autore in un’interessantissima intervista per Radio Svoboda, i documenti sono il vero nucleo di questo romanzo: documenti e fonti d’archivio come lettere, ordini militari, rapporti dell’NKVD o della Gestapo, alcuni dei quali hanno visto la luce solo negli anni Dieci del Duemila grazie alla desecretazione di documenti ufficiali e al lavoro di associazioni per i diritti umani come Memorial. L’aspetto documentale è talmente centrale nella genesi del libro che lo scrittore inserisce a conclusione del romanzo una sezione dedicata al resoconto delle sue ricerche e in cui trovano spazio anche le biografie di alcuni personaggi reali, soprattutto politici o esponenti militari, che compaiono nel romanzo. Questo permette di apprezzare la narrazione precisa e puntuale degli eventi, che include anche citazioni dirette di documenti d’archivio, e di percepire come la Storia spesso si intrecci senza preavviso con le storie personali e individuali dei singoli. In effetti, gli eventi storici che sono presentati nel romanzo (oltre agli eventi bellici, non mancano i riferimenti al Holodomor o al massacro di Babyn Jar) non sono quasi mai descritti con distacco, ma sempre attraverso il punto di vista o i racconti dei personaggi. Esemplare in questo senso è la storia stessa di Il’ja e della sua tragica scomparsa, che nella seconda parte del romanzo diventano l’oggetto dell’affannosa ricerca di Feliksa di una verità incapace di portare consolazione.


Di fronte al fuoco è una lettura ambiziosa, se non altro per le dimensioni stesse del libro che conta oltre 600 pagine, ma tanto avvincente quanto drammatica. Attraverso la tragedia individuale di Goldinov, che è anche la tragedia della sua famiglia, e quella storica della Seconda Guerra Mondiale l’autore riflette sul dramma umano e culturale che affligge l’Ucraina oggi. Pur essendo stato scritto prima dell’invasione russa, anche quest’ultimo romanzo di Nikitin funge da “specchio eterotopico” (Puleri 2016: 152), capace di riflettere sul presente attraverso storie del passato.

 

Bibliografia:

Marco Puleri, Narrazioni ibride post-sovietiche. Per una letteratura ucraina di lingua russa, Firenze, Firenze University Press, 2016.

Sitografia:

Elena Fanajlova, Evrej, partizan, geroj, Radio Svoboda, 25 gennaio 2022 https://www.svoboda.org/a/evrey-partizan-geroy/31666624.html (ultima consultazione: 28/01/2026)

 

Apparato iconografico:

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