Viviana Santovito
È un romanzo duro, quasi difficile da digerire, quello che viene proposto in questa recensione. Potrebbe essere considerato un coming-of-age oppure la storia di un amore che va di pari passo con lo sviluppo economico ed umano dei suoi protagonisti, ma qualsiasi definizione sarebbe solo superficiale e riduttiva. Questa volta, Carbonio Editore propone il penultimo romanzo di una delle voci di punta del panorama austriaco contemporaneo, Reinhard Kaiser-Mühlecker, un testo pubblicato in Austria da Fischer Verlag nel 2022 e in traduzione italiana, ad opera di Alessandra Iadicicco, nel 2025: Bracconieri (“Wilderer”, 2022).
Come già detto, Reinhard Kaiser-Mühlecker è uno dei nomi più in vista della letteratura austriaca recente. Esordiente nel 2008 con Der lange Gang über die Stationen (“Il lungo cammino oltre le tappe”), ha vinto il Literaturpreis der Jürgen-Ponto-Stiftung, è stato finalista del Deutscher Buchpreis nel 2016 con Fremde Seele, dunkler Wald (“Anime straniere, foresta oscura”), mentre proprio con Bracconieri ha ottenuto il Bayerischer Buchpreis nel 2022.
Link al libro: https://carbonioeditore.it/le-collane/cielo-stellato/bracconieri-reinhard-kaiser-muhlecker/

Una vita che scorre tranquilla. L’alternarsi delle stagioni, i veicoli che sfrecciano sull’autostrada che passa nel territorio, la valle di Rosental in Alta Austria e una fattoria da mandare avanti. Questa è la vita della famiglia Fischer, soprattutto dell’ultimogenito, Jakob, il più competente di tutti nel gestire l’azienda agricola e nell’ingegnarsi con i lavori di costruzione e manutenzione necessari alla sopravvivenza della fattoria. La quiete della ripetitività della vita contadina nasconde, tuttavia, un senso di inquietudine aleggiante nell’atmosfera di campagna e tra le pagine del romanzo.
È una vita fatta di silenzi, quella della famiglia Fischer: pur dividendo gli stessi spazi, madre, padre e figlio si rivolgono la parola a malapena, ognuno preso dai propri pensieri e tumulti. Jakob è il membro più schivo: quando non si dedica al lavoro, si chiude nella sua stanza bevendo birra e trascorrendo il tempo su Tinder. Non è molto attivo sull’app: l’unica cosa che fa è mettere like a vari profili di donne, senza però interessarsi più di tanto ad un eventuale prosieguo. Pur essendo giovane e forte, Jakob vive la vita con rassegnazione, affidandosi ai suoi sforzi per tenere a galla la fattoria e ad una vaga concezione dell’esistenza di Dio. Il tutto cambia, però, quando gli viene commissionato un lavoro presso la casa del custode della scuola del paese: l’edificio dev’essere ripitturato, dato che un’artista verrà ad abitarci temporaneamente grazie ad una borsa di studio. Si tratta di Katja, una pittrice proveniente da Tamsweg, nel Salisburghese. Katja riconosce subito il giovane contadino: aveva ricevuto anche lei un like su Tinder da parte sua. Jakob, sempre solitario e taciturno, non sembra interessato ad avere a che fare con l’artista, ma lei gli viene incontro: è incuriosita dalla vita di campagna ed è insoddisfatta del suo lavoro e perciò, al termine del suo soggiorno, chiede al contadino di poter trascorrere due settimane di apprendistato presso la fattoria. I quindici giorni sono talmente proficui da chiudersi con una notte d’amore tra i due: è l’inizio di un cambiamento per entrambi.
È come se il vento di primavera soffiasse nelle vite dei due giovani: le disillusioni di Katja e Jakob terminano con la loro unione, che porterà non solo ad un matrimonio e un figlio, Marlon, ma anche alla rinascita della fattoria: l’azienda, che versava sull’orlo del fallimento, viene riportata in vita grazie al fiuto di Katja per gli affari. In breve tempo, il piccolo appezzamento di terra diventa un’attrattiva della zona, ottenendo il riconoscimento di “azienda dell’anno”. I traguardi raggiunti, segno di un successo che potrebbe coincidere con la felicità, celano tuttavia i segreti della famiglia Fischer e di Katja. Se è vero che luci intense fanno inevitabilmente da contraltare ad ombre tenebrose, è proprio questo il caso dei protagonisti di questo romanzo.
Terribili segreti aleggiano dietro i silenzi e le azioni apparentemente semplici dei protagonisti. La fattoria stessa è frutto di un’azione riprovevole: il nonno di Jakob ha potuto fondarla tramite i soldi confiscati alle famiglie ebree. La ricchezza della famiglia Fischer non è stata dunque conquistata con il lavoro onesto, ma tramite una “scorciatoia” disdicevole ed immorale. Sebbene agli abitanti della zona la questione non sembra importare granché, per Jakob è una macchia dalla quale riscattarsi. Ma c’è dell’altro: la fattoria stessa ha rischiato la rovina a causa dell’imprevedibilità ed incompetenza di Bert, il padre di Jakob, il quale ha dilapidato la parte del patrimonio affidatagli e venduto quasi tutti gli appezzamenti di terreno a seguito di investimenti sbagliati. Le stranezze di Bert, tuttavia, non si limitano solo all’ambito lavorativo: Luisa, la sorella maggiore di Jakob, si farà sfuggire delle rivelazioni sul comportamento sentimentale e sessuale del padre, una notizia che farà crescere ancora di più la diffidenza di Jakob nei confronti della sua famiglia. La sottile linea del non detto e del taciuto si estende anche alla famiglia di lei, Luisa, di cui non si viene a comprendere fino in fondo la situazione affettiva. Ciò che si conosce è unicamente che ha due figli, molto probabilmente in Svezia. L’unico personaggio sul quale non ci sono dubbi e sospetti è Alexander, il figlio primogenito dei Fischer, e ciò non è un caso: dopo le sbruffonate della gioventù, si è stabilito a Vienna, dove vive con la sua partner già vedova e il figlio di lei. Si tratta di un uomo mite, un prete mancato, davanti al quale Jakob sta per aprirsi, confessando l’inconfessabile.

E poi lei, la figura più enigmatica del romanzo: Katja, l’artista convertita all’agricoltura. Di lei si sa che è una pittrice in crisi ed in cerca di stabilità. Vuole abbandonare il mondo dell’arte, ma dopo essersi accasata nella fattoria dei Fischer riprende a dipingere, a cercare contatti con quel vecchio mondo dal quale sembrava essere fuggita. Senza mettere al corrente nessuno, riesce a candidarsi ed ottenere un’altra borsa di studio per un soggiorno di tre mesi ad Amburgo. Della sua vita nella città tedesca non viene rivelato nulla. Katja torna nella fattoria, impegnandosi come in precedenza, ma l’apertura di due profili instagram paralleli e non comunicanti tra loro, uno sulla sua attività di pittrice, l’altro per la fattoria, generano sospetti in Jakob, sospetti subito messi a tacere dalla fede di lui. Fede in cosa, però?
Jakob sembra un uomo restio all’amore. È freddo, taciturno, non avvezzo alle tenerezze di un giovane uomo innamorato. Solo nei confronti di Marlon sembra riservare premure ed attenzioni amorevoli. La chiusura ermetica dell’anima di questo giovane contadino dell’Alta Austria viene espugnata, però, dalla penna di Reinhard Kaiser-Mühlecker: il lettore ha modo di entrare nei suoi pensieri e di scoprire che dietro l’apparenza stabile e riservata si nasconde un uomo ossessionato dal controllo. L’odio nei confronti del padre nasce proprio da questo: mentre Bert è un essere umano trascinato dagli istinti ed umori altalenanti, Jakob ha bisogno di controllare e tenere sotto il suo pugno di ferro le pulsioni della natura e l’imprevedibilità dell’esistenza. La sua sete di dominio si manifesta nel suo rapporto con i cani di famiglia, prima Landa e successivamente Axel: Jakob proverà a domarli e sottometterli, cercando di estirpare in loro l’istinto selvaggio e il bisogno di braccare, fallendo in entrambi i casi. Come un triste mietitore, Jakob sentirà l’esigenza di ripristinare l’ordine, cercando di privare la fattoria della sua componente animalesca e feroce.
La caccia e la morte sono i temi portanti dell’intero romanzo. Jakob gioca costantemente con l’idea della fine della sua esistenza, puntandosi una pistola alla tempia ogni mattina e premendo il grilletto, una roulette russa dai toni divini, per il giovane. D’altro canto, è proprio Katja, la donna che Jakob pensa di avere salvato da sé stessa e di aver ricondotto ad un ordine confacente con una vita proficua, il personaggio che sembra più propenso ad andare a caccia: una caccia spietata all’occasione e al successo, probabilmente anche all’uomo più succulento, facile preda di una bracconiera esperta che ottiene sempre ciò che vuole, come lei stessa afferma nel romanzo.
Tante rivelazioni costellano gli ultimi capitoli del romanzo, così come numerosi punti interrogativi affastellano la mente del lettore, avido di chiarezza e verità circa gli accadimenti della famiglia Fischer e di Katja. Non bisogna, tuttavia, lasciarsi scoraggiare: i punti oscuri e il finale aperto costituiscono, infatti, il preludio al nuovo romanzo di Reinhard Kaiser-Mülecker, sempre incentrato sulle peripezie di questo gruppo di contadini dell’Alta Austria.
In conclusione, Bracconieri è un romanzo asciutto e a tratti brutale, dedicato ad un pubblico che abbia voglia di scendere nell’abisso dell’anima di un uomo apparentemente piatto, ma dotato di una profondità, ed oscurità, disarmante.
Apparato iconografico:
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