L’arte di raccontare un paese oltre l’ovvio: “In Slovenia” di Aleš Šteger

Federica Florio

 

Negli ultimi anni la Slovenia, piccolo paese al centro del continente europeo, ha attirato su di sé gli sguardi di un numero sempre più cospicuo di turisti. Eppure, se mete famose quali Lubiana, Bled e Pirano continuano ad affascinare i visitatori – soprattutto nel periodo estivo, spesso attratti da scorci adatti alla pubblicazione sui social – tutto ciò che le circonda viene spesso tralasciato o, ancor peggio, riceve gli sguardi annoiati di coloro che percorrono l’autostrada slovena in direzione di mete più ambite. D’altronde, potrebbe risultare facile pensare che una nazione così piccola possa essere visitata in un paio di giorni, magari proprio approfittando di un giro più ampio verso l’Ungheria o la Croazia, fermandosi giusto una notte nella capitale per spuntare l’ennesimo nome della lista delle nazioni visitate. In realtà, il cuore verde d’Europa, come spesso viene definita la Slovenia, nasconde all’interno dei suoi confini un’infinità di aspetti affascinanti, tanto che Aleš Šteger, noto scrittore sloveno, si è posto l’obiettivo di creare un reportage narrativo per dare voce a tutti gli elementi, sia geografici che culturali, che caratterizzano il suo Paese natio.

Classe 1973, autore di oltre sessanta libri tradotti in più di venti lingue, Aleš Šteger è uno degli esponenti della letteratura slovena più famosi a livello internazionale e può vantare numerosi riconoscimenti, tra cui il premio Veronika Award per la poesia, ottenuto nel 1998, e il Rožanc Award per la saggistica, vinto nel 2007. In Slovenia (“Gebrauchsanweisung für Slowenien”, 2002) è la sua ultima opera, con la quale si è aggiudicato il premio ITB Berlin Book Award 2023 come miglior reportage di viaggio. È stata successivamente tradotta per il pubblico italiano da Federico Scapin e ha visto la luce nelle librerie a maggio 2025 grazie a Bottega Errante Edizioni.

Link al libro: https://www.bottegaerranteedizioni.it/product/in-slovenia/


Šteger assume il ruolo di un elegante cicerone, conducendo i lettori in un viaggio che non mira a seguire la moda dell’overtourism, bensì a riscoprire un territorio eterogeneo e affascinante attraverso i sensi, rivelando un caleidoscopio di contraddizioni che caratterizzano ogni aspetto della vita slovena. Con la prima parte del reportage, intitolata In generale sul particolare, l’autore si prefigge l’intento di creare una visione d’insieme, riepilogando le caratteristiche geografiche del proprio Paese ed esordendo fin da subito con una spiccata ironia:

Amate le montagne? Vorreste andare in montagna? Non andate in Slovenia. Andate in Svizzera piuttosto […]. Vorreste andare al mare? No, allora la Slovenia non è affatto una buona scelta, andate piuttosto in Grecia o in Croazia […] Vi piacciono le metropoli, le lunghe gallerie di negozi o i boulevard, amate l’ambiente urbano e vorreste andare… dove? Rimarreste delusi, in Slovenia non ci sono nemmeno veri grattacieli, e la gente, beh, le folle in Slovenia sono più rare dello zafferano.” (p. 9)

L’essere circondata da nazioni più famose e con caratteristiche ben più spiccate rende la Slovenia meno appetibile agli occhi del visitatore medio e del turista in cerca di scatti mozzafiato e di emozioni “preconfezionate”. Con le sue dimensioni ridotte – una piccola macchia grande quanto Los Angeles” (p. 9), come la definisce l’autore – passa spesso inosservata, soprattutto se fa parlare poco di sé. Eppure, la sua posizione, il suo ritrovarsi incastonata nel bel mezzo dell’Europa, è contemporaneamente la sua condanna e la sua forza: “[…] in nessun altro luogo si trova tanta Europa in uno spazio minuscolo” (p. 10) rivela Šteger, prima di svelare una moltitudine di dinamiche eterogenee, spesso perfino in conflitto tra loro, che incuriosiranno il lettore fin dall’inizio.


Prima di immergersi nel suo viaggio attraverso i cinque sensi, l’autore esplora argomenti diversi, dalla lingua alla politica, dalla religione all’autopercezione degli sloveni. Il suo sguardo da insider è fortemente ironico, a volte di un’onestà spietata, ma pieno di rispetto per il proprio Paese e per i suoi abitanti, nonostante le loro contraddizioni e i loro contrasti. Gli sloveni vengono descritti come esseri profondamente religiosi, così impegnati nella ricerca dell’Assoluto da praticare almeno tre religioni in contemporanea per andare sul sicuro – spesso senza esserne davvero consapevoli. La loro ricerca spasmodica si traduce in una costante spinta verso l’esterno, che li costringe a viaggiare spesso, quasi tentassero la fuga a ogni occasione. Vengono successivamente delineati come individui perennemente scontenti e insoddisfatti, in preda al catastrofismo, ideatori di una vera e propria logica della lamentela” (p. 62) che li rende impossibile da accontentare, ma allo stesso tempo capaci di un pragmatismo assai invidiabile. Šteger, con la sua visione quasi paterna, li definisce perfino ipocriti, in quanto tentano di simulare atteggiamenti che di fatto, a loro, non appartengono. Tale condizione di malinconica inappagabilità è probabilmente frutto del cosiddetto hrepenenje, un sentimento intraducibile che potrebbe essere paragonato al Sehnsucht del Romanticismo tedesco o alla saudade portoghese e che sarebbe in grado di descrivere l’animo sloveno: scaltro e ostinato, ma incapace di capire se stesso, sempre in tensione poiché intrappolato dal proprio sentimento di inadeguatezza nei confronti del resto del mondo. La visione di Šteger, pur mantenendo una certa serietà, non abbandona mai il tono ironico e pungente che caratterizza il suo stile, rendendo le suddette considerazioni leggere e spiritose.

Conclusa la prima parte, inizia il vero viaggio attraverso i sensi, con una spiccata attenzione per il gusto. La cucina slovena, infatti, è crocevia di quattro grandi tradizioni molto diverse fra loro. Con i cibi sloveni è possibile soddisfare gusti mediterranei, viennesi, ungheresi e balcanici, e l’autore si concentra sugli ingredienti principali – come patate, grano saraceno, tarassaco e miele, ma anche il krvavice, cugino del sanguinaccio, e gli Žlikrofi, un particolare tipo di ravioli. Non può mancare la menzione delle bevande, soprattutto del vino, della birra e dell’acquavite, compresi i superalcolici più bizzarri, come il močeradove, l’acquavite di salamandra pezzata.

Per quanto riguarda la terza parte, dedicata ai paesaggi, tra i vari luoghi naturali è impossibile non menzionare il Carso, con le sue grotte e l’immancabile bora, che plasma il suolo e fa chinare gli alberi, ma che è stata anche fonte di ispirazione per l’architettura carsolina, spingendo le persone a costruire le case attaccate le une alle altre, come a sorreggersi a vicenda. L’autore si dilunga anche nel menzionare sorgenti d’acqua, colline e boschi, sottolineando la diversità racchiusa in poco più di ventimila chilometri quadrati.

La quarta e ultima parte è dedicata ai luoghi specifici, raggruppati per zone. Rispetto ai capitoli precedenti, quest’ultima sezione assomiglia molto più a una guida turistica vera e propria e, nonostante la presenza della mappa nella seconda di copertina, risulta più arduo seguire i riferimenti geografici: nomi di città e personaggi importanti si succedono molto velocemente, e per il lettore che non è mai stato in Slovenia potrebbe risultare arduo gestire una tale quantità di informazioni. D’altro canto, ciò rende l’opera più versatile, senza limitarsi a essere un reportage narrativo, ma fungendo da vero e proprio strumento per organizzare il proprio viaggio. Un capitolo diviso per zone risulta così assai efficace e può accompagnare il visitatore in tutte le direzioni, soffermandosi su quegli elementi che altrimenti passerebbero inosservati, come alcuni quartieri di Lubiana che offrono una quotidianità diversa rispetto a quella che si può assaporare nel centro storico, Maribor e il suo irriducibile campanilismo, i paesi sulla costa in netto contrato tra loro o la multiculturalità di Lendava. Per ogni zona, Šteger ha in serbo curiosità, aneddoti e riferimenti letterari che, se possono confondere il “turista-consumatore” meno attento, sono in realtà un’ottima risorsa per coloro che desiderano intraprendere un viaggio più lento e consapevole.

In Slovenia non è un resoconto di viaggio, ma una vera e propria immersione nella società slovena che affronta vari tratti distintivi di questo Paese così poco conosciuto. Con la sua prospettiva spiccatamente ironica, Šteger offre ai suoi lettori la possibilità di intraprendere un viaggio ricco di spunti, mete sottovalutate, aspetti culturali spesso trascurati ma che fanno parte di un patrimonio di cui tutti possiamo beneficiare.

 

Apparato iconografico:

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