Credevamo di essere immortali: “Estasi” di Radoslav Bimbalov

Marco Jakovljević

 

Gli anni Novanta sono stati, in generale, un periodo peculiare, paradossale – ancor più dei loro predecessori, gli anni Ottanta – e cruciale. Dopo la “festa” che furono gli anni Ottanta, più che altro in quello che era stato il blocco occidentale, gli anni Novanta presentarono il proprio conto. Nel primo mondo iniziò a farsi strada una crisi morale (oltre che, in certi casi, economica e politica – si pensi al Giappone o all’Italia), parzialmente celata dall’entusiasmo di un nuovo mondo che solo in apparenza si era finalmente riunito in seguito alla caduta del muro di Berlino, della cortina di ferro e dei regimi socialisti nei paesi del blocco orientale. In un momento in cui tutto sembrava possibile, proprio quei paesi un tempo ufficialmente avversari del capitalismo videro una caotica applicazione dello stesso nella sua forma più selvaggia. Il sapore della libertà si unì a quello della confusione e della perdita delle certezze, dei valori che un tempo avevano caratterizzato le vite di milioni di persone, volenti o nolenti.

Nella galassia degli scrittori che si sono occupati della transizione nei paesi d’oltrecortina e che sono stati tradotti in italiano, lo scorso maggio, edito da Wojtek e tradotto da Giorgia Spadoni, è uscito nelle librerie Estasi (Ekstazis, 2023) di Radoslav Bimbalov. Radoslav Bimbalov, nato a Plovdiv, Bulgaria, nel 1973, è oltre che scrittore, anche speaker radiofonico nonché redattore, in passato, di svariati periodici bulgari. Prima di Estasi, ha pubblicato il romanzo satirico Az, maniaka (1999), svariati racconti pubblicati nel corso degli anni Duemila e il volume Mlăk (2022).

Link al libro: https://www.wojtekedizioni.it/prodotto/estasi-radoslav-bimbalov/ 


Quello di Bimbalov è un modo senz’altro originale e atipico di narrare la transizione, specialmente se si prendono in considerazione le letterature “vicine” geograficamente e, in parte, linguisticamente a quella bulgara. Se, ad esempio, nel vicino spazio post-jugoslavo permangono, oltre alle narrazioni collegate alla guerra, approcci lineari, che si tratti di un approccio intimo e psicologico o crudo e irriverente, la prosa in Estasi appare come una curiosa unione di descrizione diaristica del periodo transizionale, di elementi spirituali e paranormali.

Noi eravamo incredibilmente difficili da sopportare come generazione. Eravamo quelli appena sguinzagliati, assetati di libertà e piaceri nuovi di zecca, che si viziavano in poco tempo: i ragazzi della transizione.” (p. 29)


Estasi è la storia di Mihail, un giovane bulgaro appartenente, come ammesso dall’io narrante, alla generazione dei ragazzi della transizione. Mihail, come tutti i suoi coetanei, vive respirando a pieno la nuova aria di libertà post-caduta del regime di Živkov. È una realtà stordente, quella vissuta dal protagonista, dove l’eredità del recente passato socialista e le difficoltà reali dell’adattamento al nuovo sistema per la società bulgara si uniscono all’incontrollato desiderio di vivere – finalmente – senza freni. Sempre l’io narrante ammette:

Attorno a noi bolliva la torbida schiuma dei Novanta: miseria tra fraintesa libertà e muscoli scadenti. Era tempo di difficoltà. Le piazze gridavano insoddisfazione, i risparmi della gente si suicidavano con fare rituale, ma Lara e io fluttuavamo al di sopra di quelle nuvole. La città era una grande tavola da gioco: tiravamo i dadi e ci lanciavamo dietro di essi, spazzando via quello che ci capitava sott’occhio. Alle volte anche persone.” (p. 39)


La libertà sfrenata del nuovo sistema si applica alla vita di Mihail attraverso la travolgente storia d’amore con Lara, descritta con precisione da Bimbalov e che, in qualche modo, diviene simbolo della sfrontatezza di quegli anni. Mihail e Lara si uniscono con pericolosa passione, noncuranti di ciò che sta loro attorno. Lo spirito di libertà di Mihail è osservabile anche nel suo abbigliamento, in gran parte composto da magliette di gruppi metal occidentali, dei quali è un grande fan, come anche nel suo rapporto con la madre. La donna, apprensiva e invadente, rappresenta la tradizione, ciò che tende a tenere ancorati al ricordo del passato. Per questo motivo, quando Mihail inizia a studiare all’università e si buca le orecchie, la madre, oltre a lamentarsi costantemente per la paura di perderlo, esterrefatta pensa a cosa avranno da dire i parenti quando vedranno Mihail indossare degli orecchini.
Proprio all’università – periodo durante il quale, tra l’altro, Mihail ha iniziato la sua storia con Lara – il ragazzo sperimenta ancor di più la libertà e la noncuranza che crede di meritare, il tutto in un’atmosfera sospesa tra il sogno e la realtà.

La vita di Mihail viene spezzata quando questo viene schiacciato da una statua. Ha inizio così una nuova fase della sua “vita” e, per il lettore, una nuova fase della narrazione. La transizione viene ora vista attraverso gli occhi del paranormale, del fantastico. Lo spirito di Mihail, incaricato di raccogliere gli ultimi respiri dei mortali, vaga di persona in persona, osservando i bulgari da vicino durante la loro quotidianità.

Mihail non ricorda nulla della sua vita da mortale, ma elementi di essa permangono in lui. Ciò è evidente quando il protagonista si ritrova “assegnata” proprio Lara. Il lettore – e, forse, nemmeno Mihail stesso – non totalmente è conscio o sicuro del fatto che si tratti dell’amore passato del protagonista, fino a quando Mihail, dopo aver sentito il nome “Lara”, confessa:

‘Lara’, mi ripetei. Il nome sbatté due o tre volte nella mia svuotata, non realmente esistente testa, rotolò sul pavimento della mia memoria privo di ricordi e infine colpì le corde scoperte della mia coscienza. Non osai ripetermelo. Un nome strano.” (p. 131)

Attraverso le parole del Mihail terreno e del Mihail ultraterreno e invisibile, Bimbalov fornisce uno spaccato completo di ciò che sono stati gli anni Novanta nella sua Bulgaria. Da una parte, l’esperienza diretta del protagonista, voce di una generazione, dall’altra un osservare quasi giornalistico di ciò che avviene intorno a lui. Il Mihail post-mortem si avvicina e osserva da vicino i suoi concittadini, tutti con storie, età, stili di vita differenti, mentre la dura realtà della transizione, al di là della maschera dell’ottimismo, colpisce le loro vite attraverso la perdita di determinati valori, attraverso il cinismo e l’ipocrisia, attraverso la solitudine. Lo stesso vagare e osservare di Mihail è, pur non estraneo alla curiosità, per i motivi già citati, freddo, quasi analitico. Mihail, così, agisce freddamente, come un professionista dell’aldilà, come un antropologo, come un medico o, semplicemente, come un angelo.

 

Apparato iconografico:

Immagine 2 e di copertina: https://static.bnr.bg/gallery/cr/f98b0a14851f08dbf881778e5db3c189.jpg

Immagine 3: https://www.vagabond.bg/images/stories/V110/portfolio/051214-4.jpg