“Wälsungenblut” (“Sangue Welsungo”, 1964) di Rolf Thiele

 

A cura di Claudia Fiorito

 

Genere: Drammatico

Minutaggio: 85’

Regia: Rolf Thiele

Sceneggiatura: Erika Mann; Franz Seitz Jr.

Fotografia: Wolf Wirth

Musiche: Rolf A. Wilhelm

Montaggio: Ingeborg Taschner

Produttore: Franz Seitz Jr.

Produzione: Franz Seitz Filmproduktion 

Distribuzione: Columbia-Bavaria Filmgesellschaft

Paese di produzione: Germania Ovest

Lingua: Tedesco

 

Interpreti: Michael Maien: Siegmund Arnstatt; Elena Nathanail: Sieglinde Arnstatt; Gerd Baltus: tenente Beckerath; Gunther Malzacher: Kunz Arnstatt; Rudolf Forster: conte Arnstatt; Margot Hielscher: contessa Isabella Arnstatt; Ingeborg Hallstein: contessa Märit Arnstatt.

 

Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=osvvFa5V_1I&ab_channel=Film-undFernsehjuwelen

 

 

Biografia del regista: Rolf Thiele, nato nel 1918 a Prödlitz (oggi Ústí nad Labem), studiò filosofia e sociologia a Monaco e Gottinga. Nel 1946 fondò con l’amico Hans Abich la casa di produzione Filmaufbau GmbH, contribuendo a rendere Gottinga un centro importante della cultura cinematografica del dopoguerra. Inizialmente produttore, Thiele si dedicò presto alla regia, mostrando un crescente interesse per temi erotici: il suo film più noto è Das Mädchen Rosemarie (“La ragazza Rosemarie”, 1958), che racconta la vicenda della prostituta Rosemarie Nitribitt, un caso mediatico dell’epoca del miracolo economico tedesco. Collaborò anche con Romy Schneider in Die Halbzarte (“Eva. Confidenze di una minorenne”, 1959). Dopo due adattamenti da Thomas Mann nel 1964, la sua carriera declinò. Morì nel 1994 a Monaco di Baviera. 

 

Trama: Ambientato nella Germania imperiale poco prima della Prima Guerra Mondiale, Wälsungenblut racconta la storia dei gemelli Siegmund e Sieglinde Arnstatt, membri di una famiglia aristocratica. I due giovani dalla bellezza eterea vivono in una simbiosi esclusiva e condividono un senso di superiorità che li porta a guardare con disprezzo chi non appartiene al loro stesso mondo, come il tenente Beckerath, promesso sposo di Sieglinde. L’uomo, pur attratto da lei, si trova dunque costantemente respinto e deriso, soprattutto da Siegmund, che percepisce ogni suo tentativo di avvicinamento alla sorella come una minaccia. Durante una serata all’opera, assistendo alla Walküre di Wagner, i gemelli si identificano nei protagonisti mitologici, anch’essi fratelli e amanti, fino a confondere fantasia e realtà: in un crescendo carico di tensione erotica, il legame tra i due fratelli trasgredisce i limiti del consentito.

 

 

Commento al film:

La trasposizione cinematografica di Tonio Kröger segna solo la prima parte degli adattamenti delle opere letterarie di Thomas Mann per Rolf Thiele: nello stesso anno, infatti, il regista torna all’opera con Wälsungenblut, anch’esso, come il film precedente, presentato alla Berlinale in corsa per l’Orso d’oro. Dietro la macchina da presa, Thiele conferma essere uno dei pionieri del cinema erotico tedesco, spostandosi in questo caso verso un tema ancora più audace, con l’adattamento per lo schermo del racconto dalle declinazioni erotiche di due gemelli aristocratici (il titolo di distribuzione italiano, che ancora più esplicitamente riprende la tematica affronatta da Thiele, è L’Incesto).

Per Wälsungenblut il regista torna a collaborare con Erika Mann – primogenita dello scrittore – alla sceneggiatura, affiancata dal produttore Franz Seitz, che nel film compare sotto lo pseudonimo Georg Laforet, utilizzato dall’autore per diversi altri lavori di scrittura. Mann e Seitz elaborano così un copione che, partendo dai venticinque pagine del racconto del 1905, le dilata fino a un’ora e mezza di narrazione.

La vicenda si svolge nell’estate del 1911, tra i salotti e i giardini privati di un’aristocrazia in dissoluzione, dove il giovane tenente Beckerath (Gerd Baltus), uomo d’armi dal cuore nobile, viene ammaliato dall’algida Sieglinde (Elena Nathanael) e dal suo carismatico gemello Siegmund (Michael Maien). Presto, tuttavia, si scopre che i due fratelli nutrono l’una per l’altro un affetto che si spinge oltre il consentito dalla morale, in un legame che oscilla tra tenerezza e desiderio. I due, con complicità, deridono la goffaggine del tenente, innamorato della giovane, e quando Beckerath chiede la mano di Sieglinde, la ragazza gli risponde che preferirebbe vederlo nudo in sella. A questa provocazione, tuttavia, il giovane ufficiale reagisce dipingendosi la divisa sul corpo nudo, sfilando a cavallo: messa alle strette, Siegliende acconsente alle nozze.

Prima del matrimonio, però, i due gemelli consumano il loro amore clandestino sulle note wagneriane di Tristan und Isolde (“Tristano e Isotta”): un incesto che Thiele mostra con una scelta estetica che esalta anziché nascondere, con una fotografia saturata, definita dagli stessi promotori del film un Farblichtspiel (“gioco di colori e luci”) capace di mettere in scena “gli eccessi di un amore fraterno”. Brilla qui, dunque, la direzione della fotografia a colori di Wolf Wirth – che aveva curato altresì il film precedente di Thiele, Tonio Kröger, girato in bianco e nero. Dalle stanze affrescate delle ville eleganti alle foreste in penombra in cui i gemelli cercano rifugio, le sequenze invocano un senso angoscia che va ad incrinare lo sfarzo del contesto in cui sono calati i protagonisti della vicenda.

Il cast raccoglie tra i migliori caratteristi tedeschi, tra cui figurano Rudolf Forster e Günther Lüders, mentre il celebre ed estremamente prolifico attore Theo Lingen – che avrebbe a lungo collaborato con i futuri lavori di Franz Seitz Jr. sceneggiatore – interpreta il pedagogo francofilo incaricato di educare Sieglinde e Siegmund alla danza. Ma sono senz’altro i due attori esordienti – il diciannovenne Michael Maien e la diciassettenne Elena Nathanael – a incarnare con credibilità la fragilità e l’aristocratica decadenza dei gemelli protagonisti.

Se la critica dell’epoca – come il giornale Frankfurter Allgemeine – lodò la maestria del regista nel raccontare “un tema proibito”, definendo Wälsungenblut in grado di reggere il confronto internazionale, non mancarono opinioni più caute, che invece criticarono lo stile registico che talvolta sembrava scivolare nel gusto della parodia, anziché restare fedele al sottofondo tragico della storia originale.

Oggi, Wälsungenblut si presenta come un’opera che, pur frutto di un’epoca sensibile alle provocazioni, conserva la propria carica critica verso una classe nobiliare in dissoluzione. Nonostante il tema spinoso, resta un esempio di cinema tedesco d’autore che trova realizzazione nella ricerca dell’equilibrio tra la fedeltà letteraria e l’audacia visiva.