“Le Mirage” (1992) di Jean-Claude Guiguet

A cura di Silvia Burgio

 

Genere: drammatico, sentimentale

Minutaggio: 100 minuti

Regia: Jean-Claude Guiguet

Sceneggiatura: Thomas Mann, Jean-Claude Guiguet, Sylvie Luneau

Fotografia: Alain Levent

Musiche: Yvon Benoît, Deborah Cramer, Florence Moureaux, Francis Péloquin, Pierre Tessier

Montaggio: Elisabeth Paquotte

Produttore: Henry Lange, Richard Sadler, Raphaël Blanc, Ronald Brault, Artur Brauner

Produzione: Molécule (Paris) – Films Stock International (Montréal) – CCC Filmkunst (Berlin) – Artémis (Genève)

Paesi di produzione: Francia, Germania, Canada, Svizzera

Lingua: francese

 

Interpreti: Louise Marleau: Maria Tümmler; Fabienne Babe: Anna Tümmler; Marco Hofschneider: Edouard Tümmler; Véronique Silver: Jeanne; Christopher Scarbeck: Ken Keaton.

 


Biografia del regista: Jean-Claude Guiguet (22 ottobre 1939-16 settembre 2005) è stato un regista e sceneggiatore francese originario di La Tour-du-Pin. La sua filmografia si compone di otto pellicole dirette tra il 1978 e il 2005. Il suo è un cinema d’arte, che risente delle influenze della Nouvelle Vague e che al contempo porta sullo schermo le dinamiche politiche e socioculturali del mondo in cui è concepito. Il suo film Les Passagers viene proiettato nel 1999 al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard, dedicata ai giovani cineasti emergenti. Autodefinitosi “l’ultimo dei Mohicani”, persegue un ideale di cinema sperimentale e trasfigurato, lontano dalle ingombranti regole del mainstream e libero dalle convenzioni del mercato. 

 

Trama: Maria Tümmler, una vedova di Düsseldorf negli anni del climaterio, si invaghisce del giovanissimo insegnante di inglese del figlio Eduard, l’americano Ken Keaton, e discute della propria tribolata passione con l’amica Jeanne e con la figlia trentenne Anna, la cui arte astratta e razionale contrasta con il sentimentalismo devoto alla natura della madre. Un giorno la vedova confida alla figlia che le sono tornate le mestruazioni, miracolo reso possibile dalla natura benevola. Maria, dunque, si sente nuovamente donna e riesce a conquistare il piacente ventiquattrenne. La sera del loro primo incontro, organizzato dopo una gita al castello di Holterhof, Maria viene colta da un malore: le presunte mestruazioni si rivelano segni di emorragia interna, causata da un cancro all’utero. La vedova muore pochi giorni dopo circondata dai figli, riconciliandosi nonostante tutto con l’amata natura, che le ha permesso di vedere ancora il volto dell’amore, seppur presentatosi nelle vesti della morte. 

 


Commento al film:

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