L’essere perfetto e il primate. Il concetto di evoluzione e involuzione nel romanzo dei fratelli Strugackij “L’isola abitata”

Eleonora Smania

Obitaemyj ostrov (“L’isola abitata”,1969) è un romanzo dei fratelli Arkadij (1925-1991) e Boris (1933-2012)  Strugackij – considerati la punta di diamante del genere fantascientifico nel panorama letterario russo –  pubblicato in italiano dalla casa editrice Carbonio Editore nell’ottobre 2021 con la traduzione di Valentina Parisi e inserito all’interno della collana “Cielo stellato”. Assieme ad altri romanzi come Dalëkaja raduga (“Catastrofe planetaria”, 1959), Trudno byt’ bogom (“È difficile essere un dio”, 1964) e Polden’, XXII vek (“Mezzogiorno, XXII Secolo”, 1967), L’isola abitata fa parte del ciclo Mir poludnja (“Mondo del Mezzogiorno”), saga fantascientifica ambientata in un lontano XXII secolo in seguito alla realizzazione dell’utopia comunista e all’espansione umana nello spazio. L’umanità si è voluta e può spostarsi da pianeta a pianeta grande all’eccezionale progresso tecnologico da cui ha beneficiato. Nelle opere appartenenti al ciclo del Mondo di Mezzogiorno, appaiono come figure caratteristiche quelle dei “progressori”, esseri umani evolutisi sia a livello biologico che intellettivo che cercano di aiutare altre civiltà umanoidi a progredire. 

Link al libro: https://carbonioeditore.it/le-collane/cielo-stellato/lisola-abitata-arkadij-e-boris-strugackij/


Tra il fantascientifico e il distopico, il romanzo presenta come in gran parte della produzione letteraria strugackiana la narrazione di un mondo ambientato tra il presente e il futuro prossimo attraverso un linguaggio elegante, affascinante e non privo di una forte e acuta componente sarcastica verso le forme di stato totalitario esistite nella storia umana, da quella proposta dalla dottrina nazista a quella emersa durante il periodo sovietico (vissuta in prima persona dagli autori stessi, boicottati dalla censura sovietica brežneviana). 

La trama è la seguente: il “progressore” Maksim Kammerer, vittima di un naufragio a bordo della sua navicella spaziale, precipita su un pianeta sconosciuto, di cui la flora e la fauna sono contaminati dai rifiuti radioattivi. Novello Robinson Crusoe, s’imbatte negli abitanti dell’isola, con i quali cerca di entrare in contatto, e prova ad integrarsi all’interno della società presente. Durante la sua permanenza, Maksim si rende conto delle contraddizioni e degli aspetti più cupi e tetri che caratterizzano la società con la quale è entrato in contatto, all’insegna della violenza e del terrore. Inizia così la ricerca della verità da parte di Maksim, intento a svelare l’identità dei “Padri Ignoti”, coloro che muovono nell’ombra i fili degli apparati governativi e militari, e la reale funzione delle imponenti torri erte ai confini dell’isola. 

All’interno del romanzo si osserva una divisione in quattro fasi, rappresentanti le principali “fasi evolutive” di Maksim: nonostante sia un essere umano perfetto in tutte le sue funzioni biologiche ed intellettive, Maksim si trova costretto ad adattarsi e sopravvivere in un mondo spietato e crudele che allontana, perseguita e addita come “degenerato” chi s’oppone o chi semplicemente viene ritenuto scomodo del potere dominante. Tale mondo non si rivela crudele solo per i “degenerati”, ma anche ai membri della stessa società, accecati da un’acritica e insensata obbedienza alla patria. Il paesaggio distrutto e contaminato dai rifiuti radioattivi rappresenta, quindi, una chiara metafora visiva dello spirito degli abitanti dell’isola, avvelenati dall’odio e dal timore verso gli altri. Appare sconsolato lo sguardo del “progressore”, intento a osservare la grigia e soffocante routine dei cittadini e ad assistere a scene di pura furia collettiva improvvisa, che coinvolge uomini, donne e bambini in un vagone del treno.

[…] Quanta cattiveria, quanta paura, quanta collera … Quasi tutti erano risentiti e abbattuti, abbattuti e risentiti. […] E gli altri passeggeri non si comportavano meglio. Per ore e ore erano rimasti seduti o sdraiati pacificamente, conversando a bassa voce, perfino ridendo, poi qualcuno aveva iniziato a sbraitare all’indirizzo del vicino, e quello aveva digrignato nervosamente i denti; i presenti, invece di calmarli, si erano messi a litigare pure loro, la rissa si era estesa, dilagando per l’intero vagone, ed ecco che tutti avevano cominciato ad insultarsi a vicenda, a minacciarsi reciprocamente e a spingersi, qualcuno si era inerpicato sulle spalle altrui, agitando i pugni, mentre qualcun altro veniva preso per il collo, i bambini strillavano a più non posso, i genitori furenti torcevano loro le orecchie, e poi, pian piano, tutto si era esaurito gradualmente … […] E fuori dal finestrino scorrevano malinconicamente grigi campi senza gioia, stazioni annerite dal fumo, villaggi miseri, macerie abbandonate, mentre esili donne vestite di stracci accompagnavano il treno con i loro occhi tristi infossati.” (pp. 35-36)

Inserendosi prima nel sistema e successivamente agendo al di fuori di esso, Maksim escogita un piano per acquisire maggiori informazioni sul regime dittatoriale dell’isola e per aiutare i ribelli a rovesciarlo, cercando sempre di rimanere fedele alla propria morale ed etica. L’obiettivo è quello di lottare “contro la tirannia, la fame, lo sfacelo, la corruzione, il sistema della menzogna” (p. 203).

Un altro obiettivo che Maksim si prefigge è quello di far aprire gli occhi a Gaj Gaal, giovane caporale dell’esercito militare al servizio del governo, che lo ospita nella sua casa. Tra i due si forma una forte amicizia, uno dei pochissimi legami rappresentati nel romanzo e fondati sul rispetto reciproco e affetto genuino. L’amore quasi fraterno che unisce i due uomini è tanto prezioso quanto fragile e complicato da mantenere: Gaj è un uomo generoso e dal buon cuore ma, come il resto degli abitanti dell’isola, mostra totale obbedienza al governo ed esegue ciecamente gli ordini imposti.

“«Obbedisco» urlò Gaj, in preda a un’esaltazione indescrivibile. Un’ondata di gioia, di orgoglio, di felicità, di quella febbrile ebbrezza che dà soltanto la fedeltà lo colpì, lo rapì e lo innalzò fino al cielo. Ah quei soavi minuti di entusiasmo, minuti indimenticabili che scuotono il tuo essere, […] minuti di dolce disprezzo per tutto ciò che è rozzo, materiale, corporeo … Minuti in cui desideri soltanto il fuoco e nuovi ordini, in cui desideri desideri che gli ordini ti ricongiungano con il fuoco, ti scaraventino nel fuoco, contro mille nemici, contro mille bocche di fuoco, incontro a mille milioni di proiettili …” (p. 32)

A differenza di Maksim, insensibile alla propaganda perpetuata dall’esercito e dotato di un acuto senso critico, Gaj Gaal ripone molta fiducia nel governo che serve e tenta di convincere Maksim ad adeguarsi alle rigide norme imposte dall’esercito e a rispettare le autorità, senza metterle in discussione. Tali opposte vedute si rivelano le principali cause delle tensioni e delle discussioni tra i due improbabili amici.

“Guardò Mak e si rese conto che il suo amico era confuso, incerto; il suo cuore, ancora acerbo, non comprendeva che la spietatezza nei confronti del nemico è indispensabile, che la bontà in questi casi è il peggior crimine … Avrebbe dovuto picchiare il pugno sul tavolo urlando per farlo tacere, per impedirgli di parlare a vanvera e di dire sciocchezze … desse retta una buona volta agli anziani, se non era ancora in grado di orientarsi da solo!” (p. 109)

 La sua folle devozione alla patria inizia a vacillare proprio a causa dell’affetto che prova per Maksim e delle contraddizioni del regime vigente notate grazie all’amico. La fede ritenuta incrollabile vacilla e il giovane caporale si trova alle prese di un conflitto interiore, che lo spinge a mettere in discussione le autorità che ha ciecamente ascoltato. 

“Fece un sogno sciocco: aveva catturato due degenerati in un tunnel di ferro ma, una volta iniziato a interrogarli, aveva scoperto che uno dei due era Mak, mentre l’altro, sorridendo con aria benevola e tenera, gli rispondeva: “Ti sei sempre sbagliato, il tuo posto è qui con noi, il capitano è solo un professionista dell’omicidio, senza traccia di patriottismo o di fedeltà autentica, semplicemente gli piace uccidere, come a te piace la zuppa di gamberetti …”. E all’improvviso Gaj si sentì pervadere da un dubbio angosciante, ebbe l’impressione che, di lì a breve, avrebbe capito tutto fino in fondo, ancora un istante e sarebbe svanito anche l’ultimo interrogativo. Quella sensazione inconsueta era talmente gravosa che il cuore gli balzò in gola e lui si svegliò. […] Di colpo si era chiesto: possibile che fosse capace di avere dubbi, esitazioni, incertezze?” (p.116-117) 

Man mano che l’intreccio narrativo si sviluppa, la missione di Maksim diventa sempre più complicata e la posta in gioco diventa sempre più alta. Il lettore rimane per la durata del romanzo con il fiato sospeso, domandandosi se Maksim riuscirà a liberare gli abitanti dell’isola dalle grinfie dei Padri Ignoti, se Gaj si schiererà al fianco di Maksim o giurerà fedeltà all’esercito e ai Padri Ignoti, oppure quali forze prevaricheranno le altre in questa lotta per la sopravvivenza. Quale sarà lo stadio evolutivo della razza umana che dominerà nell’isola, l’uomo illuminato guidato dalla ragione o il primate prigioniero della sua furia cieca? 

Bibliografia:

Arkadij e Boris Strugackij, L’isola abitata, traduzione di Valentina Parisi, Carbonio editore.

Apparato iconografico:

Immagine 1: https://amp.ilgiornale.it/news/spettacoli/futuro-pericoloso-dei-fratelli-strugackij-nellunione-1986697.html

Immagine 2: https://carbonioeditore.it/le-collane/cielo-stellato/lisola-abitata-arkadij-e-boris-strugackij/