Breve storia degli Agitki: le immagini della rivolta come forme embrionali del cinema sovietico

Claudia Fiorito

 

“Iz vsech iskusstv, samoe važnoe – iskusstvo Kino.”

“Di tutte le arti, la più importante è il cinema.”

I. Lenin

 

Non è chiaro se Vladimir Lenin abbia davvero pronunciato queste parole, ma è certo che una delle principali politiche del PCUS (Partito Comunista dell’Unione Sovietica) fosse incentrata sull’uso del cinema come strumento di propaganda. Non sorprende che l’intento dei Bolscevichi fosse quello di avvicinarsi alle nuove tecnologie – e quindi alla nascente arte cinematografica – allineandosi con l’ondata avanguardistica dell’epoca che avrebbe scosso l’Europa all’inizio del Novecento, e che nel caso della nascente URSS tanto si sforzava di allontanarsi dalla percezione rurale della Russia zarista: l’utilizzo del nuovo medium nascondeva infatti un potenziale comunicativo che in seguito, in circostanze ben più note sotto il regime di Stalin, sarebbe stato in grado di raggiungere un pubblico più numeroso di quanto la stampa fosse mai riuscita a fare.

All’indomani della rivoluzione vi era una forte penuria di mezzi e strumenti cinematografici, che andava a scontrarsi con la comprovata esigenza di usufruirne; se, infatti, la città di Mosca possedeva 143 sale cinematografiche prima della Prima Guerra Mondiale, nessuna di queste era più attiva nel 1921, alla fine della guerra civile. L’esigenza maggiore, più che dal pubblico, non ancora avvezzo a questo genere di tecnologia, sorgeva dal partito stesso, che si impegnava con qualunque mezzo al fine di informare la popolazione, specie nelle aree più lontane ed arretrate del paese, degli eventi della rivoluzione e della guerra civile. Per questo motivo le prime produzioni cinematografiche furono costituite da notiziari, prodotti in poche copie e maggiormente destinati alla diffusione nelle aree più remote del territorio.

Al contempo, l’esigenza di una comunicazione diretta con le masse per fini propagandistici e non solo informativi, emerse. Nacquero così gli agitki (dal russo agitacija, “agitazione”): brevi animazioni, o filmati di un massimo di 30 minuti, il cui contenuto inneggiante alla rivolta era destinato alla divulgazione tra il popolo. Il sistema di “agitazione politica” dei Bolscevichi era strutturalmente organizzato ed impiegato in diverse branche delle arti: venivano identificati con il nome agitki non solo produzioni cinematografiche, ma anche letterarie (i cosiddetti agitki-stichi, i “versi agitatori”), così come pièce musicali ed opere visive come illustrazioni, poster ecc.

I contenuti principali dei filmati erano semplici slogan o brevi racconti di sostegno all’Armata Rossa – al fine di richiedere donazioni e invitare la popolazione ad arruolarsi – mentre temi di critica colpivano in modo conciso ed efficace i Bianchi e la chiesa cattolica, ma anche generiche figure di “borghesi”, che divenivano oggetto di scherno in film di contenuto ironico. Casi comuni erano anche agitki di contenuto non politico, ma semplicemente educativo, come l’invito alla buona osservanza delle norme igieniche e ad affidarsi alla medicina e la scienza, piuttosto che a credenze popolari e sciamanesimo.

Il pubblico a cui gli agitki erano destinati, come si è detto, era prevalentemente quello rurale delle campagne remote del territorio russo, che si radunava nei cosiddetti agitpunkty (“punti di agitazione”), principalmente installati nelle stazioni ferroviarie; tuttavia, molte proiezioni venivano effettuate anche nelle città principali del territorio, come Mosca e Pietroburgo. Giovanissimi inesperti venivano ingaggiati per la realizzazione degli agitki, tra cui vale la pena ricordare Džiga Vertov, che successivamente sarebbe diventato uno dei capostipiti dell’avanguardia cinematografica sovietica con la famosa teoria del Kinoglaz’ (“Cineocchio”). Con la fondazione della Gosudarstvennaja Škola Kinematografii (“Scuola Nazionale di Cinematografia”) a Mosca – la prima al mondo nel suo genere – venne in seguito dato compito agli studenti di scrivere e girare agitki: il primo mai prodotto fu realizzato nel 1918: Uplotnenie, sull’abolizione della proprietà privata degli immobili, diretto da Aleksandr Panteleev e sotto la supervisione di Anatolij Lunačarskij, che ne scrisse la sceneggiatura.

La realizzazione di poche bobine, spesso solo una per film, fece nascere l’esigenza nel partito di diffondere gli agitki personalmente: questi anni videro dunque la nascita di mezzi di trasporto “agitatori”: dai più popolari “treni agitatori” (agitpoezd), ai piroscafi (agitparachod), che trasportavano delegazioni di rappresentati di partito che facevano uso di circa un migliaio di proiettori, unici superstiti della guerra. Negli anni 1918-20, cinque treni e il battello Kraznaja Zvezda (“Stella Rossa”) fecero 20 viaggi, furono tenute 1890 riunioni e furono distribuiti circa 3 milioni di copie di giornali e volantini.

Il battello a vapore “agitatore”, Kraznaja Zvëzda

Quanto ai treni, uno dei più famosi e meglio organizzati era l’agitpoezd “V.I. Lenin”: “il treno della propaganda consisteva di 15 vagoni, di cui quattro erano usati come libreria – c’erano più di 90 titoli di soli opuscoli popolari. Tutto il vagone ne era pieno, e il resto era occupato da opuscoli, narrativa, libri scientifici, letteratura in diverse lingue. In una macchina separata, con appese fotografie a tema rivoluzionario, c’era una sala cinematografica per 100 persone per guardare film.”

Gli agitpoezd, dunque, non erano solo dei “cinema ambulanti”, ma spazi di cultura erranti, in cui le persone erano invitate ad entrare, informarsi, acquistare libri per pochi spiccioli, vedere film e apprendere della vita del paese: assieme ai rappresentanti governo, venivano spesso infatti mandati in missione sui treni anche docenti ed artisti. Il giornale “Pskovskij Nabat”, attivo dal 1917 al 1930, riporta nella sua edizione del Gennaio 1919 un dialogo tra gli abitanti di Pskov all’arrivo dell’agitpoezd intitolato a Lenin: 

‘Padre celeste, san Gabriele’, si fa il segno della croce piamente una donna, guardando il treno dai colori vivaci ‘Qui è arrivato il treno dello zar, ma noi peccatori…’. Ma notando che una folla di persone si è radunata fuori dal treno, si zittisce e si avvicina. Si vendono almanacchi a 20 copechi l’uno. La donna è perplessa:

Davvero questo è il treno dello zar, che vende libri a così poco prezzo?

‘Stupida, non è un treno zarista, è il treno di Lenin, hai sentito? Il treno dello zar ha fatto il suo tempo, ora è in viaggio verso il regno dei cieli…’

‘Ah, Lenin! Ecco com’è fatto. E guarda, c’è una cavallina dipinta sopra… Dov’è lo zar… Così si dice che i bolscevichi hanno un grande potere per una ragione. Lo zar è stato picchiato a morte…’

‘Non solo picchiato: l’hanno affossato’

‘Sì, ce lo avevano detto. Tuttavia, non ci credevo. E ora sembra vero…’

La produzione di agitki aumentò a tal punto che dal 1918 fino alla fine della guerra civile ne erano stati prodotti più di 50: un numero impressionante considerata la penuria di pellicole e strumentazione. Con il consolidamento del regime di Stalin, tuttavia, e salvo alcune riprese sporadiche del genere nel corso degli anni ’30 che videro la comparsa di treni agitatori durante il secondo conflitto mondiale, la produzione di pellicole di qualità superiore e la diffusione delle sale cinematografiche sul tutto il territorio sovietico portarono progressivamente al totale abbandono del genere.

Bibliografia:

A.V. Filimonov, Agitapoezd imeni V.I. Lenina v Pskove (Janvar’ 1919 g.), in “Pskov. Naučno-praktičeskij, istoriko-kraevedčeskij žurnal”, n. 49 (2018).

Karpinskij, Agitparpoezda V.C.I.K.: Ich istorija, apparat, metody i formy raboty, Petrograd, 1920.

Peter Kenez, Cinema and Soviet Society, 1917-1953. United Kingdom, Cambridge University Press, 1992.

Peter Rollberg, Historical Dictionary of Russian and Soviet Cinema. United States, Rowman & Littlefield Publishers, 2016.

P.A. Strašnikov, Formirovanije sistemy sovetskich organov i učreždenij partijno-gosudarstvennoj propagandy i agitacii v načale 20-ch gg., in “Vestnik Social’no-pedagogičeskogo instituta” n.1 (6), 2013, pp. 55-59.

 

Apparato iconografico:

Immagine 1 e Immagine di copertina: https://oldsaratov.ru/photo/22445

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