Nota redazionale 

Marco Jakovljević 
Marijana Puljić 

Nel contesto culturale italiano, Ivo Andrić è l’unico autore slavo meridionale a essere riconosciuto come classico che, grazie alle cospicue traduzioni, è il più tradotto tra gli scrittori delle letterature bosniaca, croata, montenegrina e serba. La lingua italiana infatti è il secondo idioma di traduzione della parola andriciana che ne conferma il grande valore che riveste nel panorama accademico e culturale italiano. Si tratta di uno degli scrittori più studiati e tradotti di questo angolo dei Balcani cui opera è stata tradotta in quarantasette lingue, e che è stato insignito del Premio Nobel nel 1961. Sebbene esordisca come poeta, Andrić ha rivelato il suo talento soprattutto come novelliere e romanziere nelle opere in cui ha tentato, attraverso la metafora del ponte, di collegare i destini degli uomini della Bosnia-Erzegovina.  

Ivo Andrić, la cui opera è stata tradotta in quarantasette lingue, e che gli è valsa il Premio Nobel per la letteratura nel 1961, è uno degli scrittori più studiati e tradotti dell’area slavo meridionale. Anche nel contesto culturale italiano, si posiziona come il più tradotto tra gli scrittori delle letterature bosniaca, croata, montenegrina e serba, con le prime traduzioni risalenti agli anni Venti del secolo scorso. Grazie ai costanti studi e articoli di ricerca, nonché alle traduzioni, la sua presenza nel panorama accademico e culturale italiano è stata costante e permanente. Il 2025, in particolare, è l’anno di un duplice e significativo anniversario legato alla figura dello scrittore, ovvero i 50 anni dalla sua scomparsa, avvenuta a Belgrado all’una di notte del 13 marzo 1975, e gli 80 anni dalla pubblicazione dei suoi tre romanzi La signorinaLa cronaca di Travnik Il ponte sulla Drina, pubblicati per la prima volta nel 1945 in una Belgrado desolata e prodotti come confidato a Ljubo Jandrić “scrivendo pagina dopo pagina avendo la sensazione che una bomba sarebbe caduta già la sera stessa sopra la casa nella quale abitavo e scrivevo facendo a pezzi i miei manoscritti”. Questo numero speciale di Andergraund Rivista nasce con l’intento di onorare il contributo di Andrić alla letteratura e celebrare questa duplice ricorrenza. 

Lo speciale, in seguito ai due preziosi contributi introduttivi della professoressa Marija Mitrović e di Silvio Ferrari, si apre con la prima sezione, che include articoli di impronta letteraria e/o culturale. L’articolo di apertura della sezione, scritto da Enrico Davanzo, affronta il tema della paura nelle opere di Ivo Andrić, focalizzandosi sullo spiccato lato logico della produzione dell’autore. Segue l’articolo di Georgi Dimitrov, nel quale viene approfondita la figura di Ćorkan, apparso in vari racconti di Andrić, e le trasposizioni cinematografiche (Velisavljević, Kovačević) degli scritti di cui è protagonista. L’articolo di Marco Jakovljević, in cui viene affrontato il tema del balcanismo in Andrić in un’ottica post-coloniale. Giovanna La Gala affronta il racconto Due annotazioni dello scrivano bosniaco Dražeslav inserendolo nella più ampia ottica del cosiddetto “Ciclo raguseo” di Andrić e sottolineando le particolarità dell’opera rispetto ad altri scritti dell’autore. Infine, Giulio Scremin nel suo articolo si interroga la nascita del fascismo dalla prospettiva di Ivo Andrić, il quale ancora oggi risulta essere una fonte preziosa di informazioni riguardanti l’ascesa degli autoritarismi nel primo dopoguerra.  

Questo numero speciale include una sezione composta da tre interviste. Con la professoressa e traduttrice Elisa Copetti il discorso su Ivo Andrić è stato focalizzato, oltre che su questioni legate alla traduzione, sulla dimensione editoriale riguardante autore. Con la traduttrice Alice Parmeggiani si è discusso del suo personale rapporto con Ivo Andrić, del mestiere di tradurre e dell’importanza di leggere Andrić. Con lo studioso e traduttore Luca Vaglio si è posto l’accento sull’universalità degli scritti di Andrić e dell’importanza di una lettura attenta delle sue opere che non lasci spazio a manipolazioni di tipo ideologico.  

Lo speciale di chiude con una sezione riservata alle traduzioni. Nel testo tradotto da Marco Biasio si può osservare da vicino la figura di Vuk Karadžić (etnologo, linguista e scrittore, considerato il più importante riformatore della lingua serba), rappresentato in “tre istantanee” nel momento in cui la sua riforma linguistica si scontra con l’ostilità delle istituzioni. Giovanna La Gala propone una traduzione del racconto da lei analizzato nel suo articolo, che, sullo sfondo paesaggistico della costa adriatica e l’entroterra bosniaco, tematizza l’esperienza dello sfollamento.  Giulio Scremin propone una traduzione riguardando l’importanza per Andrić del poeta polacco Adam Mickiewicz, eletto a poeta dell’umanità e della libertà. A chiudere questa sezione, scritto sottoforma di una lettera a un amico, il protagonista anonimo che però ricorda il suo autore, offre un affresco della vita all’arrivo nella capitale italiana del 1926, tradotto da Marijana Puljić.  

 

La redazione di Andergraund Rivista tiene a ringraziare tutte e tutti coloro che hanno contribuito a questo numero e chi da sempre supporta e apprezza il progetto. Un ringraziamento dovuto va a Martina Mecco, la quale ha fornito un contributo e un aiuto non differente ai curatori dello speciale nella redazione dello stesso.