A cura di Claudia Fiorito
Genere: Drammatico
Minutaggio: 137’
Regia: Franz Seitz Jr.
Sceneggiatura: Franz Seitz Jr.
Fotografia: Rudolf Blaháček
Musiche: Rolf A. Wilhelm
Montaggio: Liselotte Klimitschek
Produttore: Franz Seitz Jr.
Produzione: Franz Seitz Filmproduktion; Iduna Film GmbH; Bayerischer Rundfunk (BR)
Distribuzione: United International Pictures
Paese di produzione: Germania Ovest
Lingua: Tedesco
Interpreti: Jon Finch: Adrian Leverkühn; Hanns Zischler: Dr. Serenius; Heinz Weiss: Jonathan Leverkühn; Margot Hielscher: Senatrice Rodde; André Heller: Satana; Marie-Hélène Breillat: Marie Godeau; Gaby Dohm: Elisabeth Leverkühn; Lothar-Günther Buchheim: Dr. Erasmi

Biografia del regista: Franz Seitz Jr. (1921–2006), figlio del regista Franz Seitz Sr., è stato uno dei più prolifici produttori e registi del cinema tedesco del dopoguerra. Dopo un inizio nella pittura e nell’arte, fondò diverse case di produzione e si distinse sia per i popolari Heimatfilm che per la sua apertura alle innovazioni del Nuovo Cinema Tedesco, producendo, ad esempio, Il giovane Törless di Schlöndorff. Parallelamente, Seitz coltivò un interesse profondo per la letteratura tedesca, in particolare per Thomas Mann, di cui portò sullo schermo diverse opere: da Tonio Kröger e Wälsungenblut (1964) a Unordnung und frühes Leid (1976), Der Zauberberg (1981)e Doktor Faustus (1982). In questi adattamenti si riflette il suo desiderio di coniugare rigore letterario e sensibilità cinematografica, testimoniando un’attenzione costante alla cultura tedesca.
Trama: Doktor Faustus racconta la tragica esistenza di Adrian Leverkühn, nato nel 1885 in Turingia e cresciuto in un ambiente scolastico austero a Kaisersaschern. Inizialmente attratto dalla teologia più per superbia che per fede, Adrian abbandona presto gli studi religiosi per dedicarsi interamente alla musica, sua autentica vocazione. Nel tentativo di ottenere la genialità assoluta, stringe un patto con il diavolo, che gli promette il genio creativo in cambio della rinuncia all’amore: il patto viene suggellato attraverso una notte con una prostituta affetta da sifilide, che lo condanna a una lenta e dolorosa decadenza fisica e psichica. Nonostante la malattia, Adrian compone opere straordinarie e visionarie; progressivamente, tuttavia, si isola dal mondo, incapace di provare amore, e il tentativo di sfuggire al patto attraverso l’amore omoerotico si rivela tragico, comportando la morte del suo amante. Il compositore, così, sublima il dolore nel suo capolavoro, poco prima della morte: Doktor Faustus Wehklag.

Commento al film:
Dopo le sue trasposizioni di Wälsungenblut (1965) e Der Zauberberg (1968), Franz Seitz decide di affrontare il romanzo forse più complesso e criptico di Thomas Mann: Doktor Faustus. Il film, uscito nei primi anni Ottanta, adotta come sottotitolo Bilder aus dem Leben des deutschen Komponisten Adrian Leverkühn (“Immagini dalla vita del compositore tedesco Adrian Leverkühn”) anziché l’originale “La vita del compositore tedesco Adrian Leverkühn narrata da un amico”, rinunciando quindi fin dal titolo all’espediente del narratore-personaggio e indicando un orientamento verso una messa in scena più diretta, quasi documentaristica, che affida interamente alla macchina da presa il compito di raccontare la parabola esistenziale del protagonista.
La vicenda segue il percorso di vita di Adrian Leverkühn – interpretato da Jon Finch – nato nel 1885 e morto nel 1940, compositore di eccezionale talento la cui ispirazione sembra fiorire solo dopo un volontario patto col diavolo, che si manifesta attraverso un’infezione venerea. A partire da questo momento, la sua ossessione creativa si intensifica: Leverkühn si isola progressivamente, sottraendosi ad ogni legame affettivo e riversando ogni energia nella composizione di un’opera monumentale, il cui debutto – accolto con un applauso – coincide con la sua morte.
Nel romanzo di Mann, la vicenda individuale dell’artista si caricava di un forte valore allegorico, diventando emblema della crisi morale della Germania e dell’ascesa del nazionalsocialismo: nel film, questo livello di lettura rimane accennato e si affida soprattutto a scorci di cronaca, titoli di giornale e inserti d’archivio. Pur contribuendo a situare la storia entro un preciso orizzonte storico, tali elementi restano sullo sfondo, senza tradursi in una reale finalità narrativa.
La sceneggiatura, estremamente fedele al testo, riporta interi dialoghi tratti dalle pagine di Mann, ma in alcuni casi l’impressione è quella di una sequenza di citazioni letterarie che fatica a integrarsi pienamente nella struttura filmica. Sul piano visivo, la regia di Seitz è solida, attenta alla composizione dell’inquadratura e sobria nella messa in scena, ma non mancano momenti suggestivi, come le dissolvenze incrociate che sovrappongono i volti dei musicisti al volto assorto di Leverkühn, suggerendo visivamente il tormento della creazione. La fotografia, volutamente cupa e desaturata, accompagna la visione interiore del protagonista, contribuendo a creare un’atmosfera in linea con il senso tragico della vicenda. Jon Finch, unico attore non tedesco del cast e doppiato nella versione originale, interpreta Leverkühn oscillando tra un distacco algido e un pathos trattenuto, funzionale al ritratto dell’artista consumato dalla propria vocazione.
Si può dunque riconoscere che il Doktor Faustus di Franz Seitz non riesce sempre a restituire appieno la profondità simbolica del romanzo. In ogni caso, al di là delle difficoltà insite in qualsiasi tentativo di adattamento di un’opera così complessa, la pellicola rappresenta un esempio di cinema letterario che, pur con alcuni limiti di ritmo e coesione, mostra un profondo rispetto per il testo manniano, configurandosi così come un’opera che interroga le possibilità e i limiti del mezzo cinematografico nel confrontarsi con la letteratura più esigente.
