“quella lotta così crudele che ora affligge anche noi”. Appunti sulla stampa omosessuale cecoslovacca degli anni Trenta

Martina Mecco

 

La storia delle comunità omosessuali cecoslovacche nel corso del Novecento si snoda attraverso differenti nonché complesse fasi, determinate dalle diverse vicissitudini storiche che caratterizzarono il paese. In particolare, gli anni Trenta possono essere considerati un periodo di svolta, in quanto soprattutto nella scena praghese vennero a formarsi delle associazioni e fondate le prime riviste esplicitamente dedicate a questioni quali la sessualità e l’identità queer. La tradizione della stampa omosessuale europea affonda le sue radici in Germania, più precisamente nella figura di Adolf Brand, anarco-individualista tedesco che nel 1896 fonda la rivista “Der Eigene” (“L’unico”), ovvero la prima rivista omosessuale a livello mondiale. Ispirato all’opera di Max Stirner Der Einzige und sein Eigentum (“L’unico e le sue proprietà”), il progetto venne portato avanti, seppure con una certa irregolarità, fino all’installazione del governo nazista del 1933. L’esperienza di “Der Eigene” risultò fondamentale non solo limitatamente al caso tedesco, dove presero forma anche altre iniziative come quella dello “Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen” (“Annale delle tipologie sessuali intermedie”) di Magnus Hirschfeld, ma anche per l’enorme ispirazione che esercitò in altri ambienti intellettuali del primo Novecento. Tra questi, la Cecoslovacchia rappresenta un caso sintomatico.

Alcune copertine di “Der Eigene”

L’emergere di una “subcultura” queer nel contesto letterario e artistico cecoslovacco trova le sue radici in un testo fondamentale del 1924 redatto da František Jelínek (1891-1959) dal titolo Homosexualita ve světle vědy (“L’omosessualità nel modo della scienza”). Dal punto di vista della produzione strettamente letteraria, invece, la prima testimonianza è rappresentata da due romanzi diaristici realizzati dall’autore Stanislav Zdeněk, pseudonimo che la critica non è ancora riuscita a identificare. Pubblicati a Praga nel 1922 presentano, rispettivamente, i seguenti titoli: Prokleté lásky. Několik listů z deníku (“Amore maledetto. Alcune pagine di diario”) e Přírodou zrazení. Kniha o přátelství a lásce (“Tradimento naturale. Un libro sull’amicizia e sull’amore”). Questi rappresentano i primi esempi letterari in lingua ceca che si misurano in modo diretto con la tematica dell’omosessualità, all’interno dei quali il narratore si dichiara apertamente omosessuale. La dimensione letteraria diventa non solo luogo di espressione o affermazione dell’identità omosessuale ma anche, e soprattutto, un mezzo per una costruzione cosciente di quest’ultima. In particolare, il romanzo assume la funzione di tramite attraverso cui veicolare l’affermazione di quest’identità e di sottoporla a un processo di decriminalizzazione. Questi sono, inoltre, romanzi in cui l’autore si presta ad indagare la sfera omosessuale anche da un punto di vista critico, attraverso delle discussioni affidate ai personaggi stessi intorno a questioni fondamentali non solo di carattere sociale ma anche morale. Inoltre, particolarmente pregnante è anche la presenza di riferimenti a grandi personaggi della scena letterario-culturale straniera ritenuti rappresentativi nella comunità omosessuale. L’evoluzione di questa necessità comune, ovvero quella di trovare nell’espediente letterario uno strumento identitario si aggrappa a riferimenti ben precisi che all’epoca erano particolarmente noti in tutti i maggiori contesti culturali europei, ovvero la figura di Oscar Wilde e gli scritti psicoanalitici di Sigmund Freud, in particolare il suo Drei Abhandlungen zur Sexualtheorie (“Tre saggi sulla teoria sessuale”) del 1905.

Per quanto concerne l’espressione dell’identità omosessuale, la scena letteraria ceca degli anni tra le due guerre mondiali si identifica con quella che viene definita “Generace Hlasu”, ovvero la “generazione di Hlas”. Difatti, è proprio a partire dai primissimi anni Trenta che si vengono a creare le prime riviste cece e slovacche legate alla comunità omosessuale. A essere presa come modello è l’esperienza della già citata rivista tedesca “Der Eigene” che, come già sottolineato, divenne un punto di riferimento per diversi contesti culturali dell’epoca. Sulla base di “Der Eigene”, nel 1931 i fratelli Vojtěch e František Černý fondano a Praga la rivista “Hlas sexuální měnšiny” (“La voce della minoranza sessuale”) che cambiò molto presto il nome, a seguito di un passaggio di direzione, in “Nový hlas” (“Nuova voce”). L’attività della rivista ebbe una durata di circa due anni, fino al 1934, periodo durante il quale ebbe un’uscita a cadenza mensile. Negli anni 1936-1937 venne pubblicata grazie a Vojtěch Černý la rivista “Hlas. List pro sexuální reformu” (“La voce. Rivista per la riforma sessuale”).  Infine, nel 1938, František Jelínek tentò di creare un’ulteriore rivista dal titolo “Hlas přírody” (“La voce della natura”).

Come evidenziato da Jan Seidl, studioso ceco che si occupato in modo ingente della questione omosessuale durante gli anni della Prima Repubblica cecoslovacca, il terzo numero di “Hlas sexuální měnšiny” contiene il testo programmatico Náš program (“Il nostro programma”), redatto da  František Černý, nel quale viene indicata come intenzione principale quella di riunire tutte le persone che si identificano omosessuali o bisessuali in un’unica solida organizzazione apolitica, il cui fine, accanto a un interesse di carattere umanitario, culturale, scientifico e sociale, sarà quello di lottare per il diritto e il riconoscimento delle minoranze sessuali.” (p. 1) Anche in questo breve passaggio risulta evidente come, anche in questo caso, la necessità principale coincida con la volontà di costruire una solida identità. Inoltre, viene esplicitata la funzione non meramente letteraria dell’organo editoriale. In particolare, l’attenzione non è più solo rivolta alla coscienza dell’individuo ma, piuttosto, a una dimensione collettiva, comunitaria. I diversi tentativi di istituire una rivista rispondono proprio a questo diritto, di creare un contesto per l’appunto “solido” in cui quelle “minoranze sessuali” possano trovare non solo un posto, ma anche un veicolo attraverso cui affermarsi in senso sociale. Per quanto concerne, invece, i contenuti proposti si trovano forme letterarie eterogenee a cui si aggiungono testi o frammenti provenienti dalla scena internazionale. Non è un caso che ad essere riportati sono alcuni degli autori già citati nell’opera di Zdeněk, come Wilde, Shakespeare o, ancora, Gide. Numerosə sono, inoltre, coloro che contribuirono ai vari numeri. Vale la pena di indicare alcuni tra quelli messi in luce dallo stesso Siedl, vale a dire Eduard Weingar (pseudonimo della scrittrice Jana Mattuschová), Vladimír Kolátor (intellettuale poliedrico solito a firmarsi P. Vlk, dove vlk in ceco significa “lupo”) o, ancora, Lída Merlinová (Ludmila Pecháčková), Pavel Skalník (Vladimír Šacha). Sono nomi che, naturalmente, dicono molto poco anche allə lettricə italianə più espertə. D’altra parte, è bene notare come non tuttə questə autricə rientrino, ad esempio, all’interno di un riferimento enciclopedico autorevole come il Lexikon české literatury (“Lessico della letteratura ceca”). A fronte di questo aspetto, non parrebbe dunque del tutto sbagliato impiegare una formulazione come quella di Roar Lishaugen che parla di questa fase della letteratura ceca in termini di “nejistá sezóna jiné literatury” (“stagione incerta di una letteratura altra”). Tra i tanti redattori della Generace Hlasu occorre necessariamente citare la figura Jiří Karásek ze Lvovic che, a detta dello stesso Siedl, fu un importante poeta nonché uno degli intellettuali apertamente omosessuali più importanti del periodo.

Parrebbe lecito chiedersi in che modo questo fenomeno particolarmente esplosivo e variegato si collochi in riferimento all’ambiente ceco dell’epoca. In estrema sintesi, il periodo interbellico rappresenta una fase centrale dell’evoluzione non solo culturale ma anche sociale della neonata Cecoslovacchia. Sono gli anni delle avanguardie, che si declinano principalmente nelle forme estetiche del Poetismo e del Surrealismo. Tra le numerose chiavi interpretative di questo periodo ci sono sicuramente tre elementi fondamentali: il principio di sperimentazione, la volontà di creare un’identità collettiva e, infine, la creazione di importanti contatti con altri contesti internazionali in funzione del principio della nadnárodnost (transnazionalità). Non risulta dunque difficile immaginare un ambiente più proficuo in cui si potesse sviluppare un fenomeno così estroverso e dinamico come quello della Generace Hlasu. Inoltre, non era solo la questione dell’identità ad essere un tema fondamentale, ma anche riflessioni come quelle legate alla sfera dell’erotismo erano all’ordine del giorno. Si potrebbe trovare in Toyen, lo pseudonimo di Marie Čerminová, uno dei simboli dell’unione di queste due dimensioni, quella della questione identitaria queer e quella dell’estetica d’avanguardia. Difatti, proprio Toyen, artista rappresentante della corrente artificialista e una delle figure di spicco del gruppo Devětsil, si dichiarava pubblicamente afferente al genere maschile, chiedendo inoltre di essere appellata con il pronome on, che in ceco è, per l’appunto, il corrispettivo della terza persona singolare maschile.

Sulla sinistra copertina di uno dei numeri di “Hlas sexuální měnšiny“, sulla destra un esempio di interno in cui compare un articolo dal titolo Amore lesbico

Tu, grande eroe
tu, santissimo uomo
mi inginocchio a te
e ti saluto
sei riuscito a combattere
quella lotta così crudele
che ora affligge
anche noi. 

Vogliamo lottare
vogliamo combattere
vogliamo conquistare
la nostra grande felicità
amare e vivere come proviamo
la nostra terra in paradiso vogliamo
tramutare.

 Anche se debole sei caduto
vogliamo vendicarci di te
basta lacrime amare e dolore
siamo uomini dopotutto
e come uomini vogliamo
anche vivere!

Così recita la poesia Oskaru Wildeovi (“A Oscar Wilde”) di Karel Hlubocký contenuta all’interno del primo numero della rivista “Kamarád” (“Amico”). Composta da quest’unico numero pubblicato nel 1932, “Kamarád” rappresenta una testimonianza unica della minoranza omosessuale della città di Brno nel periodo tra le due guerre mondiali. Fondata per volere del pittore di origini slovacche Štefan L. Kostelníček (1900-1949), il suo sviluppo avrebbe dovuto affiancarsi alla creazione di una associazione omosessuale coesa e organizzata. Nei progetti di Kostelníček, “Kamarád” sarebbe dovuto diventare un mensile di riferimento per la comunità omosessuale della città. Come affermato in Aby bolo jasno! (“Affinché sia chiaro!”), una sorta di manifesto scritto in slovacco e posto all’inizio del numero, il progetto della rivista era basato sulla volontà di evidenziare l’importanza della comunità omosessuale, soprattutto quella artistica, all’interno non solo del contesto di Brno, ma anche in quella che viene delineata in termini di “letteratura mondiale”. L’idea elaborata da Kostelníček si rifaceva, come dichiara egli stesso, all’attività iniziata a Praga dalla rivista “Nový hlas” (“Nuova voce”), con la quale veniva stabilità una certa continuità – Kostelníček parla, infatti di “náš bratský časopis” ovvero della “nostra rivista sorella” –. Inoltre, un punto che viene ripreso più volte all’interno del testo è la necessità di evidenziare il carattere scientifico della rivista, ovvero l’intenzione di realizzare un progetto alla stregua delle istituzioni culturali cecoslovacche. La lotta per i diritti degli omosessuali viene enfatizzata come un fenomeno affatto nuovo ma, piuttosto, come una rinnovata necessità che affondava le radici nell’antica Sparta e che all’epoca era estesa in tutta Europa. Questo riallacciarsi all’antichità classica è un aspetto che viene sottolineato anche nel testo Warheit und Recht (“La verità e il vero”) redatto in tedesco appositamente per il numero dal Dr. J. Schwarz e corredato dalla traduzione ceca. Schwarz denuncia la tendenza comune a considerare l’omosessualità in termini negativi quali l’essere un fenomeno innaturale o una malattia. A questo proposito, Kostelníček individua come una delle principali difficoltà il fatto che la comprensione da parte del pubblico fosse travisata e, soprattutto, complessa da indirizzare verso una vera apertura nei confronti di una corretta visione del fenomeno. A fronte di ciò egli si proponeva dunque di presentare in modo scientifico fatti e aspetti che potessero costruire una nuova coscienza del pubblico nei confronti della questione omosessuale e, inoltre, che potessero chiarire certi aspetti nel campo della medicina e della legge. Tuttavia, nonostante le premesse, “Kamarád” venne bruscamente interrotto inseguito all’arresto dello stesso Kostelníček.

Štefan L. Kostelníček

Tornando alla poesia inziale di Hlubocký, questa si inserisce in un fenomeno di ricezione dell’opera di Oscar Wilde che nella Cecoslovacchia degli anni Trenta presentava già una storia evolutiva parecchio ricca. Non è un caso, infatti, che il nome di Wilde e la traduzione di alcune sue opere ritornino continuamente all’interno die questo genere di pubblicazioni. Riprendendo la ricostruzione della ricezione ceca di Wilde realizzata da Zdeněk Beran in Oscar Wilde and the Czech decadence, è interessante evidenziare alcuni passaggi che spiegano l’importanza e il tono di una poesia come Oskaru Wildeovi. Come individuato da Jan Reichman, la ricezione dell’opera di Wilde affonda le sue radici in una citazione contenuta in O úkolech naší kritiky (“Sui compiti della nostra critica”), articolo del giovane critico Hubert Gordon Schauer nel 1890 e pubblicato su “Nárdodní listy” (“Fogli del popolo”). Tuttavia, la vera storia della ricezione di Wilde ha inizio nel 1895, anno chiave della biografia wildiana in quanto si situa il suo arresto per “gross indecency”. A questo proposito, Beran ripercorre in modo chiaro e dettagliato la questione circa la ricezione di questo avvenimento sulle principali testate ceche dell’epoca. Tra le tante prese di posizioni, che non stupiscono affatto per la loro tendenza conservatrice e il loro atteggiamento di evidente condanna, il 4 maggio viene pubblicato su “Čas” (“Il tempo”) un articolo dal titolo Oscar Wilde. Il redattore anonimo si appella allo scrittore irlandese sostenendo che “žila v něm však bestie” (“dentro di lui viveva una bestia”), impegnandosi nel sottolineare l’innaturale carattere perverso delle azioni di Wilde. A seguito di queste accuse, un altro importante giornale dell’epoca, “Moderní revue”, reagisce in modo particolarmente critico, scatenando un dibattito dai toni anche ironici. All’interno delle sue memorie, lo stesso Jiří Karásek sottolinea come la situazione fosse degenerata con attacchi personali ai singoli redattori della rivista. Tuttavia, proprio a seguito di questa controversia intorno alla vita di Wilde iniziarono ad essere pubblicate le prime traduzioni delle sue opere. Dopo la morte dello scrittore, avvenuta nel 1900, la sua figura iniziò ad essere recepita dai lettori cechi in termini di un vero e proprio classico della letteratura. Questa ricezione, inoltre, si prefigurò anche in modo attivo. Difatti, è proprio a partire dall’inizio del XX secolo che nel contesto artistico e letterario ceco iniziano ad essere rielaborati temi fondamentali della poetica wildiana, a partire dalla riflessione sulla fluidità che caratterizza la dimensione identitaria. Non stupisce, dunque, il rinomato riferirsi alla figura di Wilde da parte degli intellettuali cechi degli anni Trenta.

In conclusione, gli anni Trenta rappresentano un periodo particolarmente proficuo per l’emancipazione della comunità omosessuale cecoslovacca non solo in termini di un’autodeterminazione nelle vesti di componente attiva della società ma anche come tentativo di accedere alle istituzioni culturali. Nonostante queste esperienze siano state bruscamente interrotte dai rivolgimenti storici che sconvolsero l’ambiente culturale tout court, è innegabile l’importanza che questa lotta definita da Hlubocký “crudele” ebbe nelle successive vicissitudini che coinvolsero la comunità omosessuale cecoslovacca. Questo riguarda tanto i complessi anni Sessanta quanto quelli del T-Club e delle frastornanti fotografie di Libuše Jarcovjáková.

 

 

Bibliografia:

Michal Mako, Štefan L. Kostelníček: Príbeh známy a neznámy, in: “Magazín QYS”, Bratislava, 2020, pp. 47-50.

Martin Putna (ed.), Hosexualita v dějinách české literatury, Praha, Academia, 2011.

Zdeněk Beran, Oscar Wilde and the Czech decadence, in Stefano Maria-Evangelista (ed.), The reception of Oscar Wilde in Europe, New York, Continuum, 2010, pp. 256-269.

Sitografia:

Jan Seidl, „Kde budeme velkou rodinou“ Homosexuální spolky v občanské společnosti první republiky, in “Dějiny a současnost”, No. 12, 2007: http://dejinyasoucasnost.cz/archiv/2007/12/-kde-budeme-velkou-rodinou-/  (ultima consultazione: 15/05/2022)

Roar Lishaugen, Nejistá sezóna jiné literatury. Osudy časopisu Hlas sexuální menšiny, in “Dějiny a současnost”, No. 12, 2007: http://dejinyasoucasnost.cz/archiv/2007/12/nejista-sezona-jine-literatury-/ (ultima consultazione: 15/05/2022)

Digitalizzazioni di alcune delle riviste prese in esame: https://www.queerpamet.cz/inpage/digitalni-knihovna-vysle-tiskem/ (ultima consultazione: 15/05/2022)

Apparato iconografico:

Immagine 1: collage realizzato immagini tratte da https://it.wikipedia.org/wiki/Der_Eigene

Immagine 2: immagine tratta dalla rivista Hlas.

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