Quando Gianni diventò Džanni: la fortuna di Rodari (e Cipollino) tra URSS e Russia

Sara Deon

Nel 2020, in Italia ricorreva un doppio anniversario legato alla figura di uno dei maggiori autori di letteratura per l’infanzia: Gianni Rodari. Si trattava rispettivamente del centenario dalla nascita ­– 23 ottobre 1920 ­–, e i quarant’anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 14 aprile 1980. In occasione del centenario, lo scorso settembre la casa editrice Lindau ha pubblicato Cipollino nel paese dei soviet: la fortuna di Gianni Rodari in URSS (e in Russia), ad opera di Anna Roberti: insegnante, scrittrice, traduttrice e interprete, nonché ex direttrice dell’Associazione culturale Russkij Mir di Torino.

Link al libro: https://www.lindau.it/Libri/Cipollino-nel-Paese-dei-Soviet


Oggi in Italia il nome di Gianni Rodari è ricordato con profondo affetto: le sue opere, dalle filastrocche alle avventure di Cipollino, non hanno esaurito la loro magia, stupendo per l’attualità e la lucidità nel descrivere sentimenti, vizi e desideri in cui i lettori di tutte le età possono ancora riconoscersi. Tuttavia, il primo Paese in cui Cipollino, eroe e al tempo stesso anti-eroe rodariano per eccellenza, iniziò ad affermarsi non fu l’Italia, bensì l’Unione Sovietica, e in piena Guerra Fredda. Ad oggi, Gianni Rodari, uomo e scrittore in cui convivevano l’attività da militante comunista e quella di scrittori di libri per bambini, rimane lo scrittore italiano più conosciuto e amato nella Federazione russa. In questo libro l’autrice ricostruisce minuziosamente il rapporto tra Rodari e l’Unione Sovietica, riportando disparati passaggi dalle sue opere, che sono oggetto di una minuziosa analisi filologica e traduttiva. Arricchito da aneddoti e documenti inediti, l’operazione di Roberti mira a familiarizzare il lettore con la storia del successo dello scrittore in URSS, che ha inizio quando Rodari, al seguito di una delegazione ufficiale, si reca per la prima volta in Unione Sovietica nel ’51. In quello stesso anno, esce per la rivista “Il Pioniere” Le avventure di Cipollino. Di lì a poco, Cipollino inizierà ad essere noto come Чиполлино: il piccolo eroe, nato da una famiglia povera in una baracchetta di legno che olezza di povertà, che non può rimanere indifferente di fronte alle leggi oppressive e classiste che piagano la società vegetale.

Non sorprende, dunque, che Cipollino sia diventato un simbolo per gli emarginati e gli sfruttati, pronto a battersi contro le ingiustizie, siano esse il malvagio cavaliere Pomodoro o il dikij kapitalism, ovvero il capitalismo sfrenato occidentale. Ecco che nella primavera del 2019, nel corso delle manifestazioni per l’ambiente “Fridays for Future” inaugurate dalla svedese Greta Thunberg, gli studenti russi hanno eletto Cipollino come simbolo del loro attivismo: “Lo abbiamo scelto perché è piccolo, ma deve fare i conti con una realtà ostile”. Nel novembre di quello stesso anno, tuttavia, la simbologia dissidente che ammanta ancora la figura di Cipollino ha rivelato anche un altro lato, quello cioè delle repressioni della nuova Russia, riunita sotto il Presidente Putin. Infatti, in occasione del XVI Festival internazionale del teatro amatoriale “I giovani ai giovani”, sarebbe dovuto andare in scena uno spettacolo ispirato dal Le avventure di Cipollino di Rodari; tuttavia, a pochi giorni dalla prima rappresentazione, al regista Aleksandr Tattari era stato imposto l’annullamento dello spettacolo. Infatti, quel Cipollino calato nella contemporaneità degli eventi politici del 2019 avrebbe satirizzato i più recenti provvedimenti locali e governativi della nuova Russia, come i numerosi sfratti a Mosca per un grandioso piano di rivalutazione urbanistica.

Per comprendere la magnitudine del successo legato alle opere di Gianni Rodari in URSS, nel 1958 la Sojuzmul’tfil’m produce il primo film d’animazione basato su una delle sue opere, intitolato Mal’ik iz Neapolja, ovvero “Il bambino di Napoli”. La Sojuzmul’tfil’m è, ancora oggi, il maggiore studio d’animazione sovietico e russo, noto a livello internazionale per cartoni animati come Vinni-Puch, Čeburaška e Il coccodrillo Gena. Ma il successo sovietico di Gianni Rodari non si ferma ai film o ai balletti: c’è persino una band extreme pop che ha adottato il nome “Džanni Rodari”. Nata nel 1996 alla Facoltà di Giornalismo dell’Università degli Urali Maksim Gor’kij, precedentemente nota come “Svinnij Puchchch” e “PUT-IN”, nel 2017 la band si ribattezza col nome e cognome dello scrittore italiano. Cresciuti come giovani pionieri leggendo i testi di Rodari, in un’intervista rilasciata via mail all’autrice raccontano l’impatto e la forte eredità delle avventure di Cipollino nella Russia contemporanea, trasversalmente note anche a coloro che non hanno mai letto Rodari, scherzando sulle audaci proposte del piccolo eroe, come l’imposta sulle precipitazioni atmosferiche o la tassa per respirare.

Grazie a un’intervista del ’79 presente alla fine del volume, è attraverso le parole di Rodari che il lettore scopre il suo profondo attaccamento nei confronti l’URSS, e per quei bambini sovietici per i quali il libro e la lettura erano attività fondamentali nella propria quotidianità. La minuziosa ricerca di Roberti rivela al pubblico italiano un lato inedito di Gianni Rodari, tra militanza politica e pedagogia, e il suo legame con un Paese che più di tutti, secondo lo scrittore di Omegna, aveva saputo cogliere nei suoi libri, oltre al contenuto progressista, soprattutto l’aspetto fantastico. Nell’Unione Sovietica di allora, Rodari aveva avvertito un primato della parola scritta che sembrava intramontabile, a cui né l’Italia né gli altri paesi europei potevano aspirare. Il volume di Anna Roberti edito Lindau è un’analisi della dichiarazione d’amore dell’Unione Sovietica per Gianni Rodari, “dopo Togliatti, l’italiano più popolare in URSS”: profondo affetto che il poeta di Omegna ricambia a più riprese, disseminando nelle sue opere numerosi riferimenti storici, letterari e culturali di ambito russo-sovietico. Viene quasi da chiedersi cosa ne penserebbe oggi Rodari, da sempre avverso alla violenza e alla repressione, di questa recente consacrazione di Cipollino come simbolo della dissidenza alla Russia contemporanea.

Bibliografia:

Anna Roberti, Cipollino nel paese dei Soviet: la fortuna di Gianni Rodari in URSS (e in Russia), Torino, Lindau, 2020

Apparato iconografico:

  1. Immagine in evidenza e immagine 1 presenti nella copertina del volume edito Lindau
  2. https://moscaoggi.ru/gianni-rodari-lo-scrittore-che-arrivo-in-italia-passando-per-la-russia/
  3. https://longreads.com/2018/page/60/

 

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