Ti amo, Croazia, ma guarda cosa mi fai: “In Croazia” di Aleksandra Wojtaszek

Marco Jakovljević

Nel 1991 iniziava ufficialmente la guerra che portò al distaccamento della Croazia dalla federazione jugoslava, guerra che sarebbe durata fino al 1995 e che, già nel 1992, portò al riconoscimento internazionale del paese. Nel 1991 nasceva Aleksandra Wojtaszek, autrice di In Croazia. Il vero volto di un paese da cartolina (titolo originale “Fjaka. Sezon na Chorwację”), tradotto in italiano da Giorgia Maurovich per Bottega Errante nel 2026. Wojtaszek è una studiosa, giornalista e traduttrice polacca dal croato e dal serbo, detentrice di un dottorato in letteratura contemporanea presso l’Università Iagellonica di Cracovia, presso la quale è anche docente. Per la sua attività di traduttrice dal croato ha ricevuto il premio Poeta Europeo della Libertà nel 2024 e il premio Unesco Città della Letteratura di Cracovia.

Link al libro: https://www.bottegaerranteedizioni.it/product/in-croazia/


In Croazia, pubblicato originariamente nel 2023, è un denso, preciso e intimo reportage su un paese per cui l’autrice, come afferma lei stessa durante la chiusura del libro, prova un affetto particolare, così grande da considerarlo come una seconda patria.

“«Un Paese è tuo solo quando ti vergogni delle azioni del suo governo» ha detto una volta un saggio scrittore. Perdonami, Croazia, ma per me l’amore è proprio questo. Dura già un terzo della mia vita, e non riesco ad immaginarla senza di te. Certo, a volte penso di lasciar perdere, di dedicarmi a qualcos’altro, almeno per un po’. E poi torno di nuovo, ormai conosco ogni albero lungo il tragitto Cracovia-Zagabria, attraversando il confine con l’Ungheria o la Slovenia, e rido, perché mi viene in mente una mia ex allieva, una cinquantenne che, felice di essere finalmente arrivata, baciò il primo distributore di benzina in terra croata. Ma rido anche di me stessa, perché anch’io provo una piacevole sensazione nell’anima: il primo caffè nella mia seconda patria ha il sapore di qualcosa di esotico e primordiale, quasi si trattasse di quella varietà pregiata prodotta dagli zibetti; le persone, simpatiche, curiose e socievoli, mi sembrano particolarmente simpatiche; persino il caldo è più sopportabile che in qualsiasi altro posto.” (p. 337)

L’affetto verso la Croazia è confermato dalla grande conoscenza che Wojtaszek dimostra di avere riguardo più o meno ogni aspetto del paese in questione.

Il libro si apre in medias res, con una sezione contenente paragrafi sulla vita in Dalmazia durante e al di fuori della stagione turistica, sull’Hajduk Spalato – che, in eterna rivalità con la Dinamo Zagabria, è una delle squadre di calcio dominanti in Croazia – sul nazionalismo e sui depressi territori della Dalmazia interna sconvolti dalla guerra e su Zagabria, tra luci, ombre e specificità locali spesso ignorate dai più e a cui l’autrice rende giustizia. Sulla capitale, in particolare, Wojtaszek individua, sostenuta da un interessante esempio di cultura pop croata, le complesse dinamiche sociali che si celano dietro la facciata della compostezza quasi mitteleuropea:

“Per capire davvero Zagabria bisogna abbandonare il centro, i monumenti e gli edifici austroungarici, e avventurarsi in uno dei tanti quartieri periferici, passeggiando ad esempio lungo la Sava […]. Vale la pena visitare anche i bloki [nella versione italiana viene usato il termine polacco della versione originale, mentre quello croato è “blokovi”, NdR] di Novi Zagreb, una delle tante utopie di cemento jugoslave, una città che sembra non aver bisogno della parte più elegante situata oltre i ponti della Gioventù (most Mladosti) e della Libertà (most Slobode) […]. [Z]agabria è anche arrabbiata con il mondo intero e ama solo la Dinamo Bad Blue Boys. Molti di loro appartengono alla generazione perduta del dopoguerra e del post-transizione, o sono i loro figli, intrisi del trauma ereditato, a essere ritratti nel film considerato come il Trainspotting croato: Metastaze di Branko Schmidt. Ciò che è davvero interessante accade ai margini della città. La cultura di Zagabria è la cultura del kvart, del quartiere.”

Non esiste, quindi, una vera introduzione al libro, ma i primi capitoli e paragrafi sembrano dare un’infarinatura relativa ai temi e alle aree geografiche del paese che verranno poi affrontate più avanti nel libro.


Già dall’inizio, comunque, è evidente innanzitutto la sensibilità di Wojtaszek nell’affrontare temi talvolta inevitabilmente controversi come possono essere la guerra, la transizione dal socialismo, la privatizzazione o le tensioni etniche, nonché la precisione riscontrabile nel testo – se si eccettuano le quasi inesistenti inesattezze (il ponte di Maslenica che, stando ad una nota, si trova sul fiume Krka, quando invece si trova sull’omonimo stretto, o il mese della caduta della città di Vukovar, che nel libro risulta essere ottobre, quando, in realtà, è avvenuto a fine novembre) – nel descrivere territori, persone e dinamiche spesso incomprese dall’occhio forestiero di chi si approccia alla Croazia in maniera superficiale.

Wojtaszek, infatti, si affida non solo alle proprie conoscenze preliminari, ma anche ai propri amici, conoscenti e ad esperti di storia e altre discipline, tra cui figurano due storici ben conosciuti in Croazia, Tvrtko Jakovina e Hrvoje Klasić. Il libro è, inoltre, supportato da un apparato bibliografico che conferma l’abilità dell’autrice di spaziare con abilità tra vari argomenti, indovinando, oltretutto, l’importanza di numerosi riferimenti alla cultura pop, alla letteratura e alla musica. Sono infatti presenti anche interviste con tifosi, veterani o “semplici” cittadini, il ché fornisce al testo un carattere dinamico e rafforza la narrazione di Wojtaszek, la quale agilmente alterna l’approccio documentaristico ad una spiccata ironia. Ciò è visibile in particolare in un passaggio in cui l’autrice intervista un signore sloveno residente in una parte del confine tra Croazia e Slovenia al centro di una disputa territoriale:

“[J]oško si ritrovò dalla parte sbagliata del confine. Non accetta il suo indirizzo croato, mantiene quello sloveno, e di conseguenza non ritira la posta né paga le multe che la città di Buje gli invia per le sue continue infrazioni. Non vuole però parlare della sua situazione attuale: prima devo leggere i libri che mi ha prestato e solo dopo, una volta edotta, potrò discutere con lui delle conseguenze attuali delle vecchie distorsioni nella divisione del territorio. Mi impartisce volentieri lezioni di politica internazionale, anche sulla Polonia: inizia spiegandomi che, pur non essendo nazionalista, comprende e sostiene pienamente il partito PiS al governo del paese.” (p. 136)

È l’ironia ad alleggerire, ma solo in apparenza, i passi più complicati e controversi del libro. Questo si chiude, infatti, con una sezione riguardante la guerra degli anni Novanta e i miti risultati da essa, il passato filofascista e i traumi nazionali, percorrendo la linea dedicata all’identità croata già iniziata nella sezione precedente del libro. Wojtaszek mostra tutte le contraddizioni e gli intrighi politici più conosciuti del paese, approcciandocisi con quello che potrebbe esser definito un amorevole distacco. L’autrice è, infatti, conscia del fatto che l’amore per qualcuno o qualcosa prevede anche l’affrontare i suoi lati più scomodi e bui.

Quel che traccia Wojtaszek, però, non è un percorso che parte da una visione ideale della Croazia per poi scovarne gli scheletri nell’armadio. L’autrice rende subito chiaro che, dietro la cartolina dei ritmi lenti e “meridionali” (così vengono definiti nella versione originale, mentre nell’edizione italiana è reso come “balcanico”) e delle spiagge dell’Adriatico circondate dai pini marittimi, si nasconde un paese reale, pieno di contraddizioni, ingiustizie e di domande per le quali non sembra esserci una risposta. Wojtaszek, come ammesso nelle ultimissime pagine del libro, cerca, in realtà, di fornire delle risposte – in realtà non così difficili da trovare – a tali quesiti, addossandosi un compito ingrato, quanto nobile.

In Croazia è dunque un libro incompatibile con le idealizzazioni tipiche della contemporaneità segnata dall’overtourism e dagli estremismi. Esso è un’anti guida turistica – accompagnata, oltretutto, da una colonna sonora fatta di titoli abilmente selezionati – che, tuttavia, fornisce al lettore (e, potenzialmente, viaggiatore) gli strumenti per capire i retroscena, ma anche le curiosità e i lati più autentici della Croazia – i quali, forse, sono la cosa che conta di più.

 

Apparato iconografico:

Immagine 2 e di copertina: https://www.vecernji.hr/vijesti/aleksandra-wojtaszek-i-postoji-li-za-poljake-hrvatska-izvan-sezone-godisnjih-odmora-1882789