“Racconti sentimentali e satirici”, la prosa ironica di Michail Zoščenko

Stefania Feletto

All’interno della collana Compagnia Extra di Quodlibet è stato pubblicato, nel dicembre 2020, Racconti sentimentali e satirici, una raccolta di racconti comico-umoristici, scritti da Michail Zoščenko tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso. I materiali per questo libro, che si compone di un insieme di 66 testi scelti e tradotti da Sergio Pescatori, potevano dirsi ormai ultimati nel 2015, anno in cui Pescatori è mancato prematuramente. Manuel Boschiero e Cinzia de Lotto, curatori di quest’edizione, hanno raccolto le traduzioni e gli appunti rimasti nei cassetti del suo studio e, con l’aiuto e il supporto della famiglia del traduttore e ricercatore italiano, hanno dato forma a questo volume in cui è stato presente anche uno straordinario saggio di Pescatori sull’opera e la poetica di Zoščenko.

Link al libro: https://www.quodlibet.it/libro/9788822904775

Al pubblico, Zoščenko parla di sé in una “dichiarazione di non fede” del 1922, originariamente comparsa con altri scritti dei Fratelli Serapionidi sulle pagine della rivista “Literaturnye Zapiski”, e qui inclusa tra le pagine di questa raccolta con il titolo Io, l’ideologia e qualcos’altro, che, in poche righe offre un un’idea di questo autore e del suo modo di scrivere.

“Mio padre era pittore, mia madre attrice. Lo dico perché a Poltava ci sono altri Zoščenko. Per esempio: Egor Zoščenko, sarto per signora. A Melitopol’ c’è un ostetrico e ginecologo Zoščenko. Dichiaro dunque: di questi qui non sono neanche parente alla lontana, non li conosco e non desidero conoscerli. Lo dirò chiaro: per causa loro, non ho neanche voglia di diventare uno scrittore celebre. Il fatto è che arriveranno senz’altro. Appena avranno letto qualcosa, verranno. Mi è già arrivata una zia dall’Ucraina. In linea di massima, fare lo scrittore è piuttosto difficile. Diciamo, una bella storia l’ideologia… Oggi da uno scrittore si pretende l’ideologia. Voronskij per esempio (una brava persona) scrive: … È necessario per gli scrittori “definirsi in modo più preciso ideologicamente”. Bella scocciatura per me, davvero! Che “precisa ideologia” posso avere io, dite un po’, se non ce n’è uno, di partito, che mi attragga del tutto? Dal punto di vista degli uomini di partito, sono uno senza principi. E va bene. Io invece direi di me: non sono comunista, né socialrivoluzionario, né un monarchico, ma solo un russo; e, per di più, politicamente amorale.”

In questo estratto, è già evidente l’ironia che Zoščenko rivolge prima di tutto a sé stesso e poi a ciò che lo circonda, ironia che è presente in tutti i racconti che scrive e che viene usata anche per fare satira politica contro la nuova classe dirigente della Russia sovietica, la cui autorità non verrà mai riconosciuta dallo scrittore. Il periodo storico in cui sono ambientati i racconti è quello che segue la caduta dell’ultimo zar Nicola II e dunque la presa del potere da parte dei Soviet e di Stalin poi. I protagonisti che compaiono in questi episodi, vittime e carnefici degli eventi, sono persone comuni, spesso di umili origini, tra cui mendicanti, contadini, bambini, ma sono anche i rappresentanti della piccola borghesia, i “compagni cittadini”, tutte persone che hanno vissuto da sudditi sotto l’impero zarista, che hanno assistito alla rivoluzione senza prenderne parte, e che oggi non sanno che ruolo ricoprire in questa nuova società. Questi personaggi vivono in una condizione umana di miseria, stupidità, volgarità, e si trovano ad essere tanto abbruttiti da accanirsi gli uni contro gli altri per ottenere un tornaconto. Il contrasto che si crea tra il carattere di queste situazioni grottesche e la comicità con cui sono narrate, scritte in una prosa in forma breve di cui Zoščenko è maestro, rende incredibilmente divertente la lettura di queste pagine. La modernità del linguaggio e la vivacità delle situazioni rendono questi racconti atemporali, vicini anche alla realtà di oggi e per questo godibili anche per chi non conosca il contesto in cui sono stati prodotti. Un racconto ai limiti dell’assurdo è Il bicchiere, in cui un imbianchino viene a mancare e la vedova organizza un rinfresco per commemorarlo. Alcuni invitati sono parenti, mentre altri sono appena conoscenti del defunto, se non completi sconosciuti che si sono ritrovati lì per approfittare di una tazza di te e di un boccone da mangiare. Il protagonista del racconto che prende parte all’evento, posando il bicchiere di te, inavvertitamente lo sbatte e ne provoca l’ammaccatura. La vedova, accortasi del danno, pretende un rimborso e rivolge al protagonista altre accuse che portano tutti gli invitati ad intervenire, fino al mettersi le mani addosso. In questa guerra tra poveri non viene risparmiato nessun colpo, tanto che il caso viene portato in tribunale. Il giudice dispone che venga fatto il rimborso del bicchiere rotto e l’accusato non rifiuta di versare le venti copeche, a patto che il bicchiere rotto gli venga consegnato. Quando ciò accade, il bicchiere è rotto in altri tre punti: il fatto è più che sufficiente, secondo il protagonista, per tornare in tribunale e aprire una nuova causa contro la vedova.

Come si è detto, la nuova realtà in cui si trovano catapultati i nuovi cittadini sovietici è spesso contraddittoria: c’è chi si aspetta di vivere il progresso che la classe dirigente dice di aver già raggiunto, ma si scontra con i fatti che dimostrano che lo sviluppo di questo paese è ancora ben lontano dal potersi realizzare. Così, in Il bagno ci si trova a confrontare i servizi offerti dai bagni pubblici russi e ciò che gira voce accada in quelli americani, più avanzati, mentre in Elettrificazione si racconta di come il processo di illuminazione, divenuto di primaria importanza in Russia, porti con sé aspetti piuttosto amari. Il protagonista vive in un palazzo in cui per illuminare gli ambienti si utilizzano lampade a petrolio, o, per lo più, candele da prete. Questo fino a quando la padrona di casa decide di abbracciare il progresso e procedere con l’elettrificazione dell’appartamento. Le aspettative sono tante, il cambiamento delle abitudini, il miglioramento dello stile di vita, la consapevolezza di aver fatto un passo avanti verso il futuro. Purtroppo tutto accade, fuorché questo. La luce rischiara ogni angolo dell’appartamento rimasto fino a quel momento in ombra, e rischiara la sporcizia, la muffa, il disordine, mostra le cose per quello che realmente sono, e queste cose fanno spavento. Ma se il protagonista, dopo un momento di sconforto, sceglie di reagire trovando il denaro per ristrutturare l’appartamento, la padrona decide di risolvere il problema tagliando i fili e rinunciando alla luce: “A che serve – fa – rischiarare con la luce tutta sta miseria”. Zoščenko aggiunge al finale di questo racconto un invito al lettore, che era lo stesso rappresentato in questi racconti, invitandolo a fare pulizia e rimettere ordine, perché venissero eliminati definitivamente il marciume e le nefandezze. Questo intento moraleggiante si legge tra le righe di tutta questa raccolta, ed è chiaro fosse nelle intenzioni dello scrittore portare, attraverso il proprio lavoro, a riflettere i lettori sui costumi, sui modi di essere degli uomini perché si scontrassero con l’illogicità dei loro comportamenti e li combattessero

Il racconto che chiude questa raccolta è Le avventure d’una scimmia, celebre per essere una storia per bambini, citata durante una requisitoria nel 1946 da Zdanov, politico sovietico che ebbe un ruolo di fondamentale importanza nell’elaborazione dei principi del realismo socialista e nella lotta agli scrittori dissidenti. In questo discorso, Zdanov denunciava l’operato di autori come Zoščenko e Anna Achmatova perché non rispettavano i canoni imposti dal regime, e perché, più probabilmente, voleva infangare il nome di due figure che non erano mai scese a compromessi con il potere. Proprio in seguito a questo discorso, Zoščenko venne allontanato e non gli fu permesso di pubblicare quasi nulla per molti anni a seguire, costretto ad una vita in povertà.

La bellezza di questi racconti sta nel modo in cui Zoščenko riporta in vita le vicende di personaggi comuni, che non possono ritrovarsi in un manuale di storia, ma che, prese nel loro insieme, riescono a creare un’immagine vivida delle contraddittorietà della vita meglio di tante altre ricostruzioni. Ciò accade anche grazie al registro linguistico in cui sono scritti i racconti che, anche in traduzione, attraverso un lavoro lungo e minuzioso di Pescatori, si è cercato di mantenere vivo e colloquiale, il più vicino possibile a quello unico e inimitabile di Zoščenko.

 

Apparato iconografico:

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