“Il Sistema”, un racconto dei fratelli Čapek

Traduzione di Valentina Cancian

Systém (1908) rientra in Krakonošova Zahrada (“Il giardino di Karkonoš”), una raccolta di racconti scritti a quattro mani dai fratelli Čapek e pubblicati separatamente tra il 1908 e il 1911, successivamente in volume nel 1918.

Il racconto Systém presenta molti legami con l’opera R.U.R., soprattutto sul piano tematico. All’interno della vicenda, che vede come protagonisti l’imprenditore rivoluzionario John Andrew Ripraton e i suoi ascoltatori, viene delineato un sistema industriale molto simile allo stabilimento dei robot di Rossum. Oltre alla medesima ambientazione insulare, caratteristica del genere utopico risalente già a Thomas Moore, ci sono altri due aspetti che richiamano la pièce. In primo luogo, l’eliminazione dei sentimenti come mezzo attraverso cui creare l’operaio perfetto e, in secondo luogo, la ribellione degli operai come fallimento del rivoluzionario progetto di Ripraton, se non addirittura del progresso umano stesso. Inoltre, ad avere un ruolo decisivo in questa ribellione è proprio la figura della donna, qui intesa in senso generale e strettamente connessa al principio del bello, non ancora incarnata in una figura concreta come quella di Helena Glory.

Questo racconto, uscito una sola volta in traduzione italiana a opera di Taulero Zuberti, viene quindi riproposto in una nuova traduzione, in quanto mostra chiaramente come alcuni principi fondanti della pièce R.U.R. fossero già ben presenti in precedenza all’interno della produzione letteraria dell’autore.

Edizione ceca di riferimento: Karel Čapek, Josef Čapek, Ze společné tvorby, Praha, Československý spisovatel, 1982.

Seconda edizione, 1926

Il Sistema

Attirati da una soleggiata domenica pomeriggio, a St. Augustine salimmo sul piroscafo turistico Generale Hoddle, sul quale si teneva una festa popolare, ignari che ci saremmo così trovati in compagnia degli indipendenti[1]. Dopo mezz’ora di viaggio, quando ormai l’associazione religiosa ne ebbe piene le tasche del nostro atteggiamento conviviale, venimmo gettati in mare per aver commesso qualche indecenza; dopo un po’ precipitò da noi anche un signore vestito di bianco, e le anime pie che erano a bordo ci lanciarono tre salvagente, per poi abbandonarci in alto mare, mentre intonavano i loro inni religiosi.

“Grazie a Dio, sono brevettati dall’eccellente Slanke”, fece il signore vestito di bianco cercando di avviare una conversazione, una volta messi i salvagente ai fianchi.

“Ciò che non uccide, fortifica, signori”, cercò di tranquillizzarci il nostro nuovo compagno di viaggio. “Se lo scirocco persiste, tra sei ore, spero, raggiungeremo la terraferma”. Poi si presentò come se niente fosse: era il signor John Andrew Ripraton, proprietario delle piantagioni e delle fabbriche di Hubertstown, che era in visita dalla cugina a St. Augustine; quando, sul Generale Hoddle, aveva protestato contro la nostra espulsione, gli fu concesso di fare la nostra conoscenza, sia pure in condizioni alquanto insolite.

Durante questi convenevoli, il mare infinito scrosciava indifferente, mentre la pigra corrente ci trasportava verso la terraferma, spingendoci a ritmo delle onde.

Nel frattempo, il signor John Andrew Ripraton continuava a raccontarci dei suoi studi di economia in Europa, grazie ai quali aveva avuto l’occasione di ascoltare Bücher a Lipsia e Liszt e Wagner a Berlino, di studiare Schäffle, Smith, Carey e Taylor, e dei suoi devoti pellegrinaggi ai capisaldi dell’industria: pellegrinaggi interrotti dallo strano e improvviso assassinio dei suoi genitori, avvenuto per mano degli operai in sciopero.

Allora noi, da persone perbene, ribattemmo: “Che guaio, gli operai! Signore, lei è una vittima sociale. L’operaio è un prodotto di fabbrica del diciannovesimo secolo; che ne sarà di lui, dopo un secolo di sovrapproduzione? Ce ne sono milioni; ognuno è un uomo, un punto interrogativo, un problema e, al tempo stesso, un pericolo per il nostro secolo; signore, ogni mano che lavora è un bocciolo da cui sboccerà un pugno. Da sempre, noi superiori di spirito, siamo solo in diecimila; non ci riproduciamo più, ma il numero di operai continua ad aumentare. A lei, spettabile signore, hanno ucciso i genitori. E nel diciannovesimo secolo hanno ucciso le nostre tradizioni. Una volta uccisi i nostri padri e le nostre madri, toccherà a noi. Verrà ucciso lei, verremo uccisi noi e verranno uccise, ahimè, anche le nostre belle fidanzate che si trovano nella nostra patria oltremare, … quando arriverà il momento che è già davanti ai nostri occhi.”

“Attenzione, signori, sta per arrivare un’onda”, ci mise in guardia il signor John Andrew Ripraton, e continuò con un sorriso calmo: “Scusate, signori, ma io non verrò ucciso. Le mie fabbriche, la mia Hubertstown vive nella più totale tranquillità. Ho introdotto delle riforme culturali. Ho fatto crescere un nobile fiore industriale nella rozza tribù della questione operaia.”

“Ah!”, esclamammo noi, continuando ad oscillare a causa delle onde: “quindi lei è uno di quelli che vorrebbero riformare gli operai; introducendo scuole domenicali, università popolari, l’astinenza e l’arte per la casa; organizzando feste, orchestre, circoli di dibattito, offrendo borse di studio, la teosofia e il dilettantismo. Lei nobilita l’operaio, lo risveglia, lo istruisce e lo addomestica. Ma, illustre signore, se lei gli fa assaggiare l’educazione, risveglierà in lui una belva culturale. In ognuno di noi riposa un superuomo. Prima o poi saremo inondati da un’enorme massa di leader e predicatori; dalle fabbriche usciranno milioni di Messia, intellettuali, ideologi, papi e filosofi: sarà un’invasione devastante. Ciò che non sarà salvato, verrà annientato. Al culmine della sua evoluzione, il mondo si disintegrerà in polvere celeste e l’ultimo cuore di ghiaccio volerà nello spazio come una meteora.”

Una volta ascoltato questo monologo, il signor John Andrew Ripraton tirò fuori un sigaro da una custodia impermeabile e, accendendolo, rispose: “Prego, signori, lasciate che vi offra un sigaro: in questo ambiente umido tornerà sicuramente utile. Cari signori, state dicendo proprio quello che pensavo anch’io vent’anni fa. Continuate pure!”

Dopo averlo acceso, continuammo a parlare, cullati ritmicamente dalle onde:

“Eppure, esiste l’ideale dell’operaio. È il telaio jacquard, è il volano, l’auto-agente, la macchina rotante, è la locomotiva. Uno jacquard, signore, non vuole giudicare né governare, non fonda associazioni e non tiene discorsi; la sua idea, signore, unica ma forte, grande e importante, è questa: filare il maggior numero di fili! Il volano vuole solo che lei lo faccia girare; non ha altra idea, né programma, se non quello di girare. Girare su sé stesso è un grande ideale, signore; girare è il compito più importante del mondo. Girare su sé stesso significa tutto.”

“Eccellente, signori”, esclamò entusiasta il signor John Andrew Ripraton, scacciando una viscida creatura marina. “Se la pensate così, allora siete di certo in grado di apprezzare il mio sistema, la mia soluzione alla questione operaia, la creazione del modello Operarius utilis[2] Ripratoni.

Ascoltate:

Signori! La fabbricazione deriva dalla parola febris e significa “attività febbrile”. Esatto, signori, la grande industria non è un mestiere: la grande industria è una febbre alimentata da entusiasmo, slancio e idealismo. Illustri signori in ascolto, processare cinquantamila balle di cotone, è un’impresa considerevole; ma immaginarsi un milione di balle, signori, richiede già un’immaginazione e un idealismo quasi artistici. E questo processa tutto! Processa il mondo intero! Il mondo intero è solo materiale grezzo. Il mondo intero non è altro che materia prima. Cielo e terra, umanità, tempo, spazio e infinito, tutto è mera materia prima. Signori, il compito dell’industria è processare il mondo intero. Il mondo deve diventare una merce! Noi intendiamo questo lavoro in grande stile. Tutto deve accelerare. La questione operaia ci sta frenando. Si parla di lotta al socialismo, alla tubercolosi, al calo delle nascite, all’aumento di consapevolezza, alle otto ore e all’alcolismo. Niente deve frenarci. L’operaio deve diventare una macchina, per girare in modo semplice. Ogni pensiero è una violazione della disciplina! Signori! L’intero taylorismo è un errore di sistema, poiché trascura la questione dell’anima. L’anima dell’operaio non è solo una macchina; pertanto, deve essere eliminata. Questo fa il mio Sistema! Il mio Sistema è la risposta in grande stile alla questione sociale.

Signori, ho sognato fin dal principio un operaio che non sarebbe stato altro che un’unità di lavoro. Perciò ho reclutato al mio servizio solo persone selezionate, ignoranti, poveri, flemmatici, analfabeti, albini, oranghi, idro-, macro- e microcefali, uomini di razze inferiori e così via, solo coloro che, sottoposti all’esame speciale del professor Münsterberg, avevano dimostrato di non pensare, sapere e non volere nulla, di non avere una minima idea di poesia, astronomia, politica, socialismo, storia umana, scioperi e organizzazioni, e che la loro vita consisteva solo di fardelli ereditati e abitudini acquisite. Con l’aiuto di alcuni addetti ho cercato questi individui selezionati in tutto il mondo. La mia Hubertstown è come il gigante Briareo, che ha ventiduemila paia di mani e una sola testa, la mia. La mia Hubertstown funziona alla perfezione.”

“Ehi, signore, faccia attenzione a non essere colpito da quella trave”, urlammo. “Caro signore, il suo è senz’altro un metodo infallibile. Ma non ha paura che, con il tempo, il suo operaio modello possa corrompersi e degenerare? Intendiamo dire, non teme che alcune influenze possano far diminuire il pieno utilizzo delle facoltà mentali? Non sono necessarie visite mediche una volta alla settimana? Non potrebbero manifestarsi improvvise allucinazioni?”.

“Mai”, ripose in tono trionfante il signor Ripraton, allontanando da sé la trave traballante che vagava nell’acqua. “Cari signori, ho sterilizzato e ripulito l’operaio; ho già distrutto tutti i germi dei suoi sentimenti altruistici e sociali, familiari, poetici e trascendenti, ho regolato i suoi interessi digestivi e sessuali, ho devastato il suo spazio; ho agito su di lui tramite un’influenza architettonica, astrale, dietetica, l’ho influenzato con la temperatura, il clima e una precisa organizzazione sistematica della vita … “

Durante questo discorso, il signor John Andrew Ripraton rimase impigliato in un cespuglio di alghe viscide da cui non riuscì a liberarsi, mentre una placida corrente ci stava trascinando lentamente verso riva, quella stretta striscia bianca all’orizzonte. Il signor Ripraton, spiegandoci con premura il suo metodo, continuava ad urlare verso di noi a voce sempre più alta:

“Vogliate ancora aspettare, signori. Da me, ogni operaio trova riposo nel benessere, nella moderazione e nella routine. Ognuno è identico come le parti di una batteria elettrica. Ho costruito delle caserme per gli operai. Ogni operaio ha una propria cella e tutte le celle sono identiche tra loro; ognuno ha gli stessi benefici, gli stessi orologi e gli stessi sogni; nessuno ha niente da dire agli altri, né da chiedere, né da dare … Ancora un momento, signori. Li ho circondati di noia, abbondanza, indifferenza, comodità e purezza … Ehi, signori! E la donna? La donna risveglia sentimenti estetici, familiari, etici, sociali, romantici, poetici e, in generale, culturali. Sì, signori, anche in me; lo so per esperienza personale. La donna è, ahimè! La donna è nemica di ogni sistema. La donna, signori … solo un momento, per favore. Perciò, ogni tanto permetto agli operai una donna; ai supervisori ogni tre giorni, ai metalmeccanici una volta alla settimana, agli operai del cotonificio una volta ogni due settimane e ai braccianti nelle piantagioni una volta al mese, e questo esclusivamente di notte, nel buio più totale, per non far veder loro la bellezza e raggiungere l’eccitazione estetica; Ehilà signori, mi sentite ancora? … in modo che non provino eccitazione estetica o morale o qualcosa di superiore a … Signori, intendo … la donna … eventuali risvegli … la pacificazione degli operai… il mio Metodo … arrivederci, signori!”

Così urlava alle nostre spalle con voce sempre più alta il signor John Andrew Ripraton, finché non lo perdemmo del tutto di vista, irrimediabilmente intrappolato nelle acque come una boa ancorata a terra, e il vento, che soffiava verso la terraferma, aveva ormai smesso di farci sentire la sua voce intensa. Poi, all’improvviso, calò silenziosa una notte di luna, e dopo mezzanotte sbarcammo a riva vicino a Charlestown, da dove inviammo una barca a cercare il signor Ripraton, che aveva di sicuro passato una spiacevole notte a galla. Da lì ci spostammo a St. Augustine senza altri avvenimenti rilevanti e il giorno dopo andammo a trovare il signor Ripraton da sua cugina. Lo trovammo su una sedia a dondolo con un foglio in mano e un’espressione di profondo dolore in volto. Ci accolse in silenzio e, senza proferire parola, ci diede un foglio che recitava così:

Hubertstown, 27 J.

Egregio signore!

La mia lettera è tragica. Si è verificata una catastrofe, tutto è ormai perduto. Gli operai si sono ribellati, hanno incendiato le fabbriche, non si è potuto salvare nulla, e hanno ucciso sua moglie e i suoi tre figli. È successo in modo del tutto inaspettato. Per una sfortunata coincidenza, hanno lasciato la luce accesa nella cella del giovane operaio Bob Gibbon (n° C-10-707), mentre di notte avevano fatto entrare da lui una donna, purtroppo, molto bella. Ciò ha riacceso in lui un senso di bellezza e uno scopo umano più nobile, si sono risvegliati in lui sentimenti più raffinati e complessi e, già il giorno dopo, nonostante l’ammonizione dei secondini, ha iniziato a canticchiare, a disegnare varie cose, a ridere e a sognare, a parlare e comportarsi in modo strano e a esprimere le proprie emozioni nel modo più umano possibile. Seguendo il suo esempio, anche gli altri operai si sono procurati delle candele per la notte e hanno manifestato in tutto e per tutto la stessa agitazione. Hanno iniziato ad acquistare camicette, spilli, specchietti, cartoline, raccolte di poesie, strumenti musicali, quadri e oggetti simili, legati soprattutto a sentimenti amorosi. Subito dopo hanno fondato quattro cori, due gruppi di disegno, due associazioni di attori teatrali non professionisti e squadre sportive. La direzione non aveva l’autorità di impedire questi tumulti. Poi gli operai sono riusciti a fare irruzione nel quartiere delle donne, le hanno rapite e hanno iniziato una vita famigliare; il giorno successivo hanno chiesto una riduzione dell’orario di lavoro e un aumento dei salari; il giorno dopo ancora hanno dato via ad uno sciopero generale, formando tre organizzazioni, un sindacato dei metalmeccanici, dei lavoratori tessili e dei manovali agricoli. Il 25 J. sono state fondate tre riviste e sono stati vandalizzati negozi e magazzini nel centro storico; il 26 sono iniziati gli omicidi. Questi sono gli eventi degli ultimi giorni, è meglio che lei se ne stia lontano.

Se possibile, cerchi di consolarsi, caro signore.

Suo devotissimo,
Francis J. Mulberry

Il signor John Andrew Ripraton si voltò verso la finestra, per piangere senza farsi vedere. Poi ci siamo detti, sospirando: Povero Ripraton! Povero Gibbon, nuovo Adamo! Quanto siete pericolose per noi, amiche d’oltremare! Proteggete, o cieli, la nostra gioventù!

 

Note:

[1] Indipendente – sostenitore di un movimento che lotta nella Chiesa protestante anglicana per l’indipendenza della comunità religiosa dagli uffici religiosi.

[2] Operarius utilis (lat.) – operaio efficiente


Apparato iconografico:

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